LiberaVenezia

Liberi da pregiudizi, bavagli e guinzagli. Liberi di agire, per Venezia.

Archivi per il mese di “febbraio, 2015”

La vocazione commerciale di Mestre. Editoriale di Debora Esposti

Mestre fin dagli albori della sua storia, precedente la nascita di Venezia, si e’ distinta per la sua vocazione commerciale e piccolo imprenditoriale. La sua fortunata posizione al centro di importanti arterie di collegamento tra nord e sud Europa, tra est e ovest ne facevano crocevia  attraverso il quale transitavano merci e persone in tempo di pace; armi, soldati e rifornimenti in tempo di guerra.

MestreAntica

Grazie al commercio il borgo di Mestre si e’ trasformato in cittadina viva e fiorente, brulicante di un fervore economico, sociale e culturale invidiabile. Il suo sviluppo e la sua vocazione subirono pero’ un brusco cambio di rotta quando intorno agli anni ’20 nel secolo scorso le venne “imposto” un ruolo nuovo, del tutto diverso da quello suo congenito. Interessi “privati” spinsero infatti per uno sviluppo industriale e da allora anche l’orientamento della locale amministrazione prese questa direzione.

Lo skyline della Citta’ passo’ in pochi anni da orizzontale a verticale, ma senza alcun fascino.

Abbattuti i tipici casoni (di cui fu cancellata perfino la memoria collettiva poiche’ indici della massima miseria), le case private ad uno due piani con giardino, i grandi spazi verdi (spesso veri e propri boschi ) e le tante ville disseminate in Città.. Al loro posto crebbero interi quartieri di squallidi palazzi , una autentica “marmellata urbanistica”, al solo scopo di dare alloggio alle migliaia di lavoratori giunti da tutto il Veneto per lavorare nel Porto industriale di Marghera.

Mestre Parco Ponci 1948 (oggi distesa di asfalto uso parcheggio e mercato rionale)

Mestre Parco Ponci 1948

Le eccellenze mestrine storiche, culturali e commerciali (dall’invenzione degli Zampironi ad opera appunto della famiglia Zampironi, alla riconosciuta paternita’ (e qui scatenero’ l’inferno) del tramezzino solo per citarne alcune), non furono piu’ ritenute priorita’ da preservare – patrimonio e risorsa cittadina- e quando nel 1926 la Città fu privata della propria autonomia amministrativa perse con essa il libero arbitrio delle proprie scelte. Ma il commercio, saldamente radicato nella storia e nella cultura cittadine resistette ancora a lungo, offrendo ad una popolazione in smisurata crescita, l’accesso a beni e servizi di cui tutti, al tempo, necessitavano. La diffusa vendita a credito “sulla parola”, l’illuminazione, la pulizia, l’arredo urbano e la vita sociale derivanti dal commercio erano valori aggiunti che ricadevano gratuitamente sulla Città, facendo del centro storico il fulcro economico di Mestre, il luogo principe di aggregazione e relazione.

Oggi tutto questo non esiste piu’.

Finita l’era industriale di Porto Marghera, gli interessi privati hanno rivolto altrove lo sguardo, lasciando un pesante bagaglio di macerie, inquinamento, disoccupazione e una Città smarrita in quanto priva di un progetto di sviluppo alternativo . Da allora decenni di scelte scriteriate hanno finito per cingere d’assedio la Città “regalandola” ad una grande distribuzione straniera che ha ottuso le menti e ridotto in nuova schiavitu’ senza catene centinaia di lavoratori. Infrastrutture, trasporti e parcheggi : tutto all’insegna di una “ineluttabile modernità” e del “progresso”, con il risultato che Mestre detiene oggi il record di città con il piu’ alto concentramento di centri commerciali d’Europa. Nessun serio sostegno o progetto alternativo a quel commercio fondato su valori come qualita’, professionalita’, rapporto umano.

Il commercio a Mestre boccheggia come un pesce fuori dall’acqua.

-“Tutta colpa della crisi!”- sostengono i piu’.-“ Sicuro!”- La crisi morde ma a Mestre e’ stato solo il colpo di grazia.

Ma sia chiaro : nessun pianto.

Chi fa impresa a Mestre non chiede carità, ne’ compassione, tanto meno assistenzialismo. Chiede solo si crei un clima di collaborazione e rispetto verso questa categoria di “lavoratori”. Vuole sentirsi nuovamente risorsa e non inutile zavorra . Mestre non vive di turismo, tantomeno di rendita: deve rimboccarsi le maniche, reinventarsi e trovare una sua dimensione. Le soluzioni abbondano e sono nella maggiorparte dei casi semplici e a costo zero. Ma non c’e’ piu’ tempo: la Citta’ e’ al limite e deve essere al piu’ presto liberata della camicia di forza che allontana a ritmo serrato residenti e visitatori perche’ percepita come poco accogliente,degradata,triste, rischiosa e “abbandonata”.

Ho una certezza: se messo nelle condizioni per ripartire il commercio mestrino sapra’ ancora una volta autorigenerarsi e tornare fiore all’occhiello di questa Citta’.

Debora Esposti

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Museo Correr: fenomeni di dissolvenza di memorie veneziane.

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Prologo: A.D. 1496

Se in un qualche giorno dell’Anno Domini 1496 avessimo potuto sorvolare Piazza San Marco, avremmo avuto la fortuna di assistere ad uno spettacolo maestoso e altamente significativo: lo snodarsi di una lunga processione che, con solenne lentezza, attraversa la Piazza. Tutt’intorno il sovrapporsi ed il confondersi di mille suoni di strumenti e di voci, l’occhio si sarebbe soffermato sulla porpora austera dei magistrati o sulle vaste chiazze candide dei prelati coi loro paramenti; qua e là l’opulento broccato dei mercanti e dei nobili si sarebbe alternato al panno dei popolani. Un gran numero di uomini e donne sono affacciati alle finestre e ai balconi delle procuratie ad osservare lo spettacolo.

La Processione pare scaturire dalla Porta della Carta, al cui esterno si riversa un flusso multicolore e costante di uomini; il corteo procede in linea retta, oltrepassa l’ospizio Orseolo per poi curvare bruscamente verso il cuore della Piazza formando un angolo retto… Un baldacchino transita in corrispondenza del portale maggiore della Cappella dogale, mentre la testa di questa lunga teoria di partecipanti pare quasi arrestarsi sulla sinistra, contro un muro bianco, compatto, ordinato di uomini allineati come soldati dietro i propri vessilli. Una fugace brezza muove in maniera quasi impercettibile le grandi bandiere di porpora e oro sui pili, alle finestre e sui balconi. Sullo sfondo la Basilica, viva e scintillante coi suoi mosaici, i cavalli, le numerose sculture e i suoi marmi policromi.

Una Città viva, una Piazza viva, sede con Rialto e l’Arsenale delle molteplici funzioni necessarie alla sopravvivenza e allo sviluppo della comunità. Una comunità in cui a ciascuno spetta un posto, così come gli spetta nelle numerose processioni che si svolgono ogni anno, secondo antiche norme che affondano le loro radici in un tempo remoto. Certo, vi sono differenze sociali e anche molto marcate, ma la Comunità tende a includere per quanto possibile e nessuno si sente estraneo alla Città e alle sue leggi. Magari critico ma non estraneo.

Nella piazza convergono al contempo le suggestioni sacre e le Istituzioni civili: è il centro pulsante di un Popolo forte e vigoroso, ricco e capace, consapevole e orgoglioso del proprio valore. Nonostante l’intensità del momento, si sarebbe avvertita una sensazione di serenità, di ordine razionale: è un rito collettivo cui nessuno si sottrae perché in esso si specchia l’intero microcosmo cittadino; c’è un idem sentire, una tradizione comune, una storia condivisa da innumerevoli generazioni. Domani ognuno di quegli uomini potrà ripartire per combattere nel Levante, commerciare ad Alessandria, gestire un Monastero in Terraferma, scoprire Capo Verde o il Canadà, ma ciascuno di essi si sentirà sempre e comunque, innanzi tutto Veneziano…

http://commons.wikimedia.org/wiki/Category:Procession_in_piazza_San_Marco_by_Gentile_Bellini?uselang=it#mediaviewer/File:Gentile_Bellini_004.jpg

19 febbraio 2015, primo pomeriggio.

Un singolare brusio accoglie il nostro ingresso nella Piazzetta dei Leoncini. Uscendo dalla calle della canonica appare di fronte a noi un’allegra folla disordinata che si divide in mille rivoli per poi aggregarsi improvvisamente in masse compatte, destinate a separarsi ancora senza che vi sia una ragione apparente. Le strutture architettoniche della Piazza rappresentano il limite fisico e il coreografico contenitore all’interno del quale si muove la folla. Singoli individui, coppie, gruppi si muovono, si fotografano, si siedono al caffè, curiosano, si addentrano nei portici delle procuratie o sbucano improvvisamente da dietro una colonna. Apparentemente un tourbillon continuo, un moto perpetuo. In realtà un’occhiata appena più attenta consente di individuare subito dei punti fissi: un cospicuo numero di abusivi africani e asiatici che presidiano con professionalità la Piazza, sufficientemente distanziati l’uno dall’altro per non intralciarsi in maniera accidentale mentre protendono i loro supporti per le macchine fotografiche verso il banco di turisti da cui, talvolta, si stacca qualche esemplare più coraggioso attirato dall’offerta e dalle notevoli prospettive che essa offre.

Involontariamente mi si arcua il sopracciglio sinistro: sinora mai avevo visto una simile massiccia invasione di abusivi in Piazza San Marco. Ogni veneziano conosce la scarsa efficacia dei provvedimenti presi in tal senso dall’Autorità locale nelle ultime decadi; parecchi cittadini non lo ritengono un gran problema, ma i più avvertono in questo fenomeno una forma subdola di violenza che viene sistematicamente attuata verso la città e loro stessi. Di sicuro posso dire che, mentre attraversavamo la Piazza, non siamo riusciti a individuare una forma di controllo che fosse una; il che potrebbe significare che, al di là dell’ormai cronica perdita di funzioni della Piazza, assistiamo anche ad un’autentica abdicazione dal proprio ruolo da parte di chi dovrebbe garantire la legalità: accattoni, guide abusive, venditori di grano, spacciatori dei più eterogenei strafanti e tante altre analoghe figure professionali imperversano.

Col mio amico riflettiamo sulla cosa: dal momento che non possiamo credere che dei dirigenti che raggiungono sempre il massimo della produttività non sappiano che pesci pigliare o non vogliano intervenire, siamo costretti a pensare che il Comune di Venezia abbia ritenuto di riconoscere in qualche modo queste figure professionali alternative. Il mio amico mi guarda vagamente perplesso e imbarazzato.

Ci dirigiamo verso il Museo Correr, fondamentale Istituzione nella vita culturale della Città. Assieme al Palazzo Ducale costituisce ( o dovrebbe costituire) il fulcro espositivo di opere d’arte e collezioni storiche che ricordano la storia e la cultura della Serenissima. È debitore del nome al suo fondatore, Teodoro Correr. Un nobiluomo veneziano che, con la sua instancabile attività. era riuscito negli anni seguente alla caduta della Repubblica, a raccogliere un’enorme quantità di opere artistiche e cimeli veneziani delle più svariate epoche, salvandoli dalla dispersione e costituendo il primo nucleo del Museo. Alla sua morte il Correr decise di lasciare “tutta la sua facoltà … a questa sua Pubblica istituzione, ch’egli pone a tutela della Città di Venezia” (da La Gazzetta di Venezia, 26 febbraio 1830).

Da quel momento il Museo divenne un importante punto di riferimento per studiosi e cittadini e le sue raccolte vennero ampliandosi continuamente grazie ad importanti donazioni o acquisti, come quello effettuato dal Comune di Venezia a fine ‘800 dei cimeli del Doge Francesco Morosini, diventando ben presto uno dei luoghi prediletti di tutti coloro che volevano avvicinarsi alla Storia e alla Civiltà di Venezia.

Eppure, negli ultimi anni, una serie di interventi radicali hanno alterato pesantemente questo ruolo; su iniziativa di alcuni Comitati privati stranieri, se non erro prevalentemente francesi, sono stati restaurati alcuni spazi e allestito un nuovo percorso neoclassico che ha portato alla creazione di una vasta sezione dedicata non tanto a Venezia e alla sua storia quanto agli aspetti e alle forme più palesi della dominazione napoleonica e di quella austriaca: sala da ballo imperiale, una statua di Napoleone Bonaparte che si affaccia sul Salone da ballo, la Sala del trono del Lombardo Veneto, gli appartamenti dell’Imperatrice Sissi (che, se non erro, vi soggiornò circa sei mesi…) e così via…

Questo intervento è stato giustificato con l’assioma per cui tutti gli accadimenti storici avvenuti in un determinato luogo vanno evidenziati e, anzi, celebrati. Per la verità non ho mai incontrato in Cina statue o musei dedicati a qualche imperatore giapponese contemporaneo e non mi risulta neanche che in Polonia qualche Istituzione abbia comprato statue di Stalin o Hitler; mi dicono che persino gli aztechi non hanno ancora commissionato alcuna statua di Carlo V. Ma forse, non sono semplicemente aggiornati sugli ultimi sviluppi della gestione dei musei..

Ad ogni modo, salita la scalinata neoclassica che costituisce l’accesso al Museo, ci soffermiamo brevemente sulla soglia e facciamo un piccolo calcolo: se consideriamo la Storia della Repubblica dalla sua fondazione (vera o presunta) e il fatto che al momento della sua caduta, nel 1797, la Repubblica era stata indipendente per circa un millennio, si può facilmente riscontrare che il periodo napoleonico, quello dell’occupazione austriaca e l’arco di tempo seguente all’annessione italiana, complessivamente considerati, sono ben poca cosa rispetto alla storia della città, anche per l’apporto dato in termini di influenza economica e culturale, eccellenze prodotte e quant’altro.

Ad ogni buon conto col mio amico decidiamo di verificare di persona se davvero il Museo Correr a seguito di questi ed altri interventi stia perdendo la sua anima e i suoi obiettivi istituzionali e con baldo entusiasmo oltrepassiamo la porta a vetri per addentrarci nei misteriosi itinerari del Correr, in primis nei famosi Itinerari neoclassici. [Breve nota: è giusto fare una doverosa precisazione: l’impatto col personale che si occupa dell’accoglienza, della biglietteria e degli altri servizi ai visitatori è positivo. Mentre siamo in coda per i biglietti si dimostrano gentili e professionali con tutti. Più in generale bisogna anche ricordare che c’è una lunga e solida tradizione di professionalità che ha reso possibile il tramandarsi dell’immenso patrimonio culturale del Museo].

Entrati nel grande Salone da ballo finiamo immediatamente nel raggio dello sguardo indagatore dalla famosa statua di Napoleone, scolpita da Banti, che venne acquistata anni addietro in un’asta londinese (Costa sindaco e Romanelli direttore) e ricondotta a Venezia dove nessuno la voleva o l’aveva richiesta; stranamente il suo ritorno fu accompagnato dalle più accese polemiche nei confronti dell’operazione e dei due responsabili dell’acquisto.

http://archiviostorico.corriere.it/2002/gennaio/26/Napoleone_statua_torna_Venezia_co_0_020126556.shtml

In effetti se si pensa all’immenso patrimonio storico-artistico di Venezia e alle esigenze del suo mantenimento, spendere oltre 300.000 euro per una statua del tiranno distruttore della Repubblica, di colui che ne ha fatto scempio e l’ha saccheggiata senza pietà, denota una scarsa sensibilità o una scelta ideologica ben precisa. Una considerazione a margine: la bontà e la condivisione dell’iniziativa da parte della cittadinanza è ben attestata dallo spesso cristallo che protegge la statua di Bonaparte, cristallo che, stranamente, non si è ritenuto di utilizzare per proteggere nessuna delle centinaia di statue della collezione Grimani, importantissime e di assoluto pregio, che sono esposte a poche decine di metri dal tiranno di marmo. Misteri museologici…

Fu lo stesso Napoleone a dare l’ordine di abbattere una chiesa sansoviniana per erigere l’ala che porta tuttora il suo nome, allo scopo di disporre di uno spazio pubblico adeguato al rango e, in particolare, di un salone da ballo imperiale. Che dire… in effetti, Venezia era talmente priva di saloni da ballo che averne uno in più giustificava l’abbattimento di un edificio storico.

Proseguiamo l’itinerario neoclassico che si dipana in una quindicina di stanze recuperate con indubbia cura e attenzione: lavori di Borsato, arredi neoclassici, un altro bel busto di Napoleone (sempre per la correttezza storica) e della consorte Maria Luisa; alcuni ritratti di imperatori austriaci e, finalmente, nella camera da letto di Sissi un bel paio di dipinti che ritraggono Francesco Giuseppe e, naturalmente, Elisabetta di Baviera. Nel complesso il lavoro pare fatto con professionalità e alcuni pezzi risultano addirittura esser stati parte dell’arredo originale… ma, nonostante la presenza a fine percorso di alcune statue del Canova, un dubbio si affaccia alla mente: è esattamente ciò che serve a Venezia? Il paragone con altri palazzi europei coevi appare impietoso e, forse, tanta professionalità era degna di miglior causa. E il peggio pare non essere ancora arrivato…

http://corrieredelveneto.corriere.it/veneto/notizie/cultura_e_tempolibero/2013/18-luglio-2013/risorgimento-museo-correr-2222217545089.shtml

http://guiotto-padova.blogautore.repubblica.it/tag/fogliata/

Forse qualcuno si dimentica che i milioni di visitatori di Venezia arrivano in laguna per la sua immagine e per i significati che l’hanno resa grande e famosa in tutto il mondo, non certo per le disgrazie che ha patito, dalle invasioni straniere al suo attuale disfacimento fisico e sociale.

Ma tornando a noi, superate le neoclassiche forche caudine e in attesa di trovarci magari con un’ampia, esaustiva, ineluttabile e ancor meno sensata esaltazione di Casa Savoia, possiamo ancora vedere alcune stanze che, mirabile dictu, costituiscono un itinerario dedicato alla storia e alla civiltà della Repubblica di Venezia. L’itinerario prevede la visita di alcune sale del precedente allestimento che anche in questo caso sono raggruppate per temi. Grazie a questa fortunata combinazione, i visitatori ancora per qualche tempo potranno addirittura venire a conoscenza dell’esistenza della Repubblica Veneta, una strana Entità governata da un Doge e con tanti bei magistrati in tinta unita porpora; che aveva addirittura una monetazione e delle navi, cosa se ne facesse dell’una e delle altre non è dato sapere, ma c’erano. E che dire del fatto che persino i Veneziani leggevano e avevano addirittura delle biblioteche? Almeno una, quella dei Teatini è conservata in un’apposita stanza, ma contiene solo vecchi libri polverosi e poco aggiornati chissà che non sia il caso di mandarla a fare compagnia in soffitta ai cimeli del Morosini…

Al di là degli scherzi, i materiali sono interessanti e la sola raccolta numismatica varrebbe un viaggio; ma prevale uno scarso coordinamento delle tematiche: attualmente sono disponibili molti supporti che aiutano a spiegare la storia in maniera più compiuta e, magari per i più giovani, più avvincente.

Alla fine, affiora un po’ di stanchezza e siamo ragionevolmente sicuri di avere una risposta alle nostre domande iniziali: nel corso della nostra visita ci siamo imbattuti in tre settori apparentemente disarticolati e, se volessimo metterci nei panni di un visitatore, potremmo facilmente immaginarne la reazione meravigliata, dal momento che è la stessa del mio amico; per di più, le nostre conoscenze globali su Venezia non sono particolarmente aumentate. Così, accantonata per motivi di tempo la visita all’archeologico, che conosciamo già piuttosto bene (e che comunque appartiene ad un’altra famiglia istituzionale) e rimandando un’ulteriore visita alla Quadreria, ci dirigiamo verso l’uscita affrontando un altro relitto dell’antico allestimento: alcune sale dove sono stati riuniti reperti relativi ai temi delle feste, delle arti e dei mestieri, dei giochi, riuniti in un simpatico assemblaggio che ricorda un souk arabo piuttosto che una mostra della Civiltà veneziana.

All’uscita, la pungente aria invernale entra nei polmoni e ci risveglia. La Piazza si estende di fronte a noi. Quella Piazza che noi tutti Veneziani amiamo ma che ormai disertiamo; ridotta a gigantesca area museale ormai praticamente priva di tutte le sue funzioni pubbliche e private, dove il Palazzo Ducale è stato trasformato in una gigantesca macchina da reddito (perdendo ruolo e, se vogliamo, anche dignità), dove la Cappella dogale diventata Basilica ha perso le sue peculiarità e anch’essa si affida agli introiti turistici per il proprio mantenimento, dove persino nelle Procuratie i fantasmi dei magistrati veneti sono stati sfrattati e gli spazi si stanno tramutando in infiniti gusci vuoti che potrebbero, prima o poi, diventare esclusivi appartamenti privati. In questa filosofia di trasformazione l’operazione di riallestimento del Correr si inserisce perfettamente e rafforza il presagio dell’ineluttabile fine della Città.

Spiace anche che i fondi offerti dai molti sponsor privati che hanno partecipato all’intervento siano confluiti in una simile impresa. Sulle politiche dei vari Comitati si pronunci chi ha maggiore competenza, ma possiamo concludere questa nota giocosa con una considerazione preoccupata: a Venezia non manca la possibilità di trovare i fondi necessari per realizzare idee e progetti. Venezia è disperatamente priva di una programmazione basata sui bisogni e sulle opportunità che le sono proprie. L’impegno delle recenti amministrazioni comunali si è concentrato sulla commercializzazione dell’immagine di Veniceland. Un problema? No perché? In fondo possiamo offrire un nuovo percorso ai milioni di ignari turisti che arrivano ogni anno: la visita degli appartamenti di Ken e Barbie!! Scusate, mi sono confuso, volevo dire della Principessa Sissi…

Francesco Ceselin

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La serrata del 26 febbraio

L’ultima “serrata” in città risaliva a 45 anni fa.. ai tempi di Montanelli e del “Fronte per la difesa di Venezia e della laguna”, nato dopo l’acqua granda del 1966 (nella foto di archivio, datata 4 novembre 1966):

4novembre1966

Per diritto (e dovere) di cronaca, dal Gruppo Organizzato Indipendente Ambulanti riceviamo e pubblichiamo, nella rubrica “Carta Bianca”:

Giovedì 26 febbraio 2015 alle ore 10:30 ci troveremo in Piazzale della Stazione ferroviaria di Venezia e poi TUTTI a Cà Farsetti!
Il Gruppo Organizzato Indipendente Ambulanti intende informare tutte le attività commerciali che operano con concessione di commercio su area pubblica (Mercati, Banchetti di Souvenir, Bar e Ristoranti con tavolini ma anche negozi con vetrine esterne, pannelli espositivi….) di controllare quotidianamente la propria PEC (posta elettronica certificata) associata alla propria Partita IVA, in quanto nei prossimi giorni/mesi, verranno recapitati numerosi provvedimenti inerenti a revoche totali o parziali delle concessioni.
Pare che la soprintendente Renata Codello, il Commissario Zappalorto ed il Sub Commissario Pomponio intendano soddisfare in pieno le richieste del Ministro dei beni culturali Franceschini (Governo Renzi) al fine di creare Venezia Città Museo.
Stimiamo che le revoche/riduzioni di plateatici così come verranno disposte, creeranno inevitabilmente riduzioni di personale e spostamenti di attività in aree non avente valore commerciale con conseguente disoccupazione diffusa, VENEZIA NON NE HA BISOGNO!
Il nostro gruppo è per il cambiamento, ove ce ne sia la necessità, tuttavia riteniamo che si possa riuscire a valorizzare il patrimonio artistico culturale rispettando il lavoro.
In passato ci siamo anche resi disponibili a fare da ammortizzatori tra amministrazione ed operatori per pattuire un riordino ove ci fossero problemi di viabilità ed adeguamento delle strutture al fine di renderle compatibili con l’ambiente circostante, ma non siamo stati ascoltati!
Inoltre sono stati cestinati anche i progetti creati tra i commercianti e Comune stesso, anche i vecchi pianini sono stati annullati, tutto da rifare quindi ma con una linea particolarmente dura ed intransigente.
E’ inconcepibile di come si cerchi di rendere la città più decorosa penalizzando gli esercenti regolari quando nel contempo è all’occhio di tutti i cittadini di quanto poco si faccia per contrastare il diffuso abusivismo sommato all’aumento esponenziale di mendicanti e borseggiatori.
A quanto pare siamo vittime dell’effetto Expo 2015, che così com’è stato pianificato sembra essere un grosso centro nevralgico di corruzione e malaffare, il tutto (come troppo spesso accade) a discapito dei cittadini, ennesimo esempio di come siano sempre i piccoli a pagare mentre i grossi affari finanziari e la grossa distribuzione abbiano sempre terreno fertile.
Giovedì 26 febbraio 2015 alle ore 10:30 ci troveremo in Piazzale della Stazione ferroviaria di Venezia e manifesteremo per sensibilizzare i nostri governanti (non eletti dai veneziani in quando la città è stata commissariata a seguito delle indagini che hanno coinvolto la precedente amministrazione comunale). La manifestazione (pacifica ed autorizzata) avrà lo scopo di far aprire da subito un dialogo con quella che sarà la nuova amministrazione, lo scopo è far capire che le tematiche congiunte area pubblica/lavoro sarà un argomento su cui lavorare sin da subito e non un argomento di serie B, sostanzialmente stiamo cercando di evitare un disastro sociale.
Partecipate numerosi per tutelare le Vostre attività, nuove chiusure e perdite d’occupazione favorisce il costante esodo in terra ferma e la gestione facile della futura “Veniceland” a pochi personaggi di spicco e grossi gruppi commerciali! ….UNIAMOCI!!

RESIDENZA TURISTICA: 45 – 38 – 28 TERNO SECCO, di Giorgio OMACINI

CasaTascabile

Con due sentenze del T.A.R del 27/01/2015, procedimenti n. 0075/2015 e 0076/2015 viene stabilito che la superficie residenziale minima per poter praticare affittanze di tipo turistico, non è di mq. 45, ma di mq. 38.

I Giudici hanno, fra le altre, suffragato le proprie sentenze affermando che sarebbe stato più logico tollerare superfici modeste per alloggi da fruirsi per brevi periodi piuttosto che il contrario (risiedere stabilmente in 38 mq.).

Con i poteri della Giunta, il Commissario Zappalorto ha licenziato il Nuovo Regolamento Edilizio del Comune di Venezia (comunicato stampa del 6/2/2015).

Se non interverranno modifiche, concluso l’iter amministrativo, chi disponesse di un alloggio di mq. 28 ed intendesse adibirlo a locazioni turistiche, in analogia con quanto sopra, potrà, legittimamente, farlo.

Il 27/1/2015 si esprime il T.A.R., il 6/2/2015 esce il comunicato stampa del Comune di Venezia.

A questo punto, barrare la casella scelta ed aprire, se si ritiene, il dibattito:

A) precisa scelta;

B) non c’era più il tempo tecnico;

C) nessuno lo sapeva.

Arch. Giorgio Omacini

Manca niente, in questa foto? Parliamone insieme, il 7 marzo

Nicchia

Dov’è finita la persona (Sant’Antonio o Madonna o Gesù bambino, non lo sappiamo) che animava quella nicchia nella pietra? Dove sono finiti i residenti che animavano i sestieri fino a pochi anni fa, e che sono ormai scesi a quota 56.000 (Giudecca compresa)? Se “salvare” Venezia vuol dire soltanto preservare quel pezzo di muro, avremo fallito. Se la città che è anche civiltà anfibia, con i suoi abitanti e il suo stile di vita unico al mondo si riduce a conchiglia vuota non c’è grande opera che possa compensare la perdita di abitanti. Se la città continua a svuotarsi di residenti con il meccanismo perverso dei cambi di destinazione d’uso non sapremo che farcene, di un intervento “salvifico” che servirebbe soltanto a farne un palcoscenico asettico per turisti danarosi e annoiati a caccia di “selfies”.

Il 7 marzo alle 10.30 ne discuteremo pubblicamente in Campo San Tomà, alla Scoletta dei Calegheri. L’incontro è organizzato da LiberaVenezia e Gruppo25Aprile; la cittadinanza è invitata a partecipare, e con la cittadinanza chiunque abbia a cuore questa città.

All’incontro parteciperà il Senatore Felice Casson, che ringraziamo per avere accettato l’invito. Con lui e con voi discuteremo i punti qualificanti del nostro “atto costitutivo” (comunicato stampa del 4 febbraio), che qui riproduciamo per comodità di lettura:

“Quello che proponiamo è una primavera veneziana e a chi ancora ama questa città proponiamo un patto, una coalizione alla luce del sole, senza pregiudiziali ideologiche, per i prossimi 5 anni: un patto per Venezia. Cosa chiediamo?

  • Ai candidati Sindaco non chiederemo se sono di destra o di sinistra, perché lo scandalo del MoSe ha dimostrato che, quando si trattava di pigliare quattrini, quella era solo una facciata per i gonzi: ai candidati Sindaco chiederemo invece cosa intendono fare in concreto per invertire la tendenza all’esodo, che sta spopolando Venezia;
  • Ai candidati Sindaco non chiederemo se sono nati a Chioggia o a San Donà di Piave, a Cannaregio o a Chirignago, ma come intendano impegnarsi su un obiettivo realistico che vogliamo fin d’ora quantificare: 1.000 residenti in più all’anno per i prossimi 5 anni, utilizzando il patrimonio edilizio esistente; dal 2001 a oggi ne abbiamo persi 9.000 senza distruggere case o palazzi, il che vuol dire che le case ci sono; al futuro Sindaco chiederemo anche cose “banali” e facili come gli allacciamenti fognari che mancano per la consegna degli appartamenti alle Conterie, ennesima presa in giro di una classe politica che aveva vinto le elezioni del 2010 con la promessa di “5.000 nuovi alloggi per il social housing” e ne ha consegnati (forse) un centinaio, mentre l’ex caserma Manin è diventata foresteria e del progetto “Conterie” si è visto (finora) soltanto l’ennesimo albergo – tanto per fare un esempio.
  • Ai candidati Sindaco non chiederemo di trastullarci con una futuribile città metropolitana che secondo alcuni si estenderebbe fino a Treviso e Padova, ma di garantire innanzitutto che la città capoluogo (nelle sue componenti d’acqua e di terra) abbia un futuro, e non ci accontenteremo di chiacchiere: al prossimo Sindaco chiediamo fin d’ora il blocco temporaneo dei cambi di destinazione d’uso a tutela della residenzialità nei sestieri, e l’impegno ad attuarlo nei primi 3 mesi dall’insediamento; ai candidati Sindaco chiediamo misure concrete per i negozi di vicinato che, a Venezia come a Mestre, stanno chiudendo i battenti, per la cantieristica minore e per le attività artigianali che rischiano di scomparire impoverendoci non solo materialmente ma anche per la cultura unica al mondo che rappresentano.
  • Ai candidati Sindaco non chiederemo a quale corrente PD o PDL appartengono, ma quali posti di lavoro di qualità sia possibile creare a Venezia, sfruttando l’enorme potenziale dell’Arsenale che per secoli ne è stato il cuore produttivo, e quello di un Parco della laguna nord che non può diventare un museo pieno di vincoli decisi altrove, ma un luogo vivo i cui residenti devono poter circolare con le loro imbarcazioni e poter offrire qualcosa di diverso dal turismo di massa che ha rovinato Venezia: un turismo di qualità con una nuova categoria di licenze per il trasporto acqueo di persone, all’interno del costituendo Parco della laguna i cui regolamenti attuativi devono essere adottati nei prossimi mesi, e nel cui ambito potranno essere favorite nuove attività portatrici di lavoro per chi la conosce e la rispetta, la nostra Laguna.
  • Ai candidati Sindaco non chiederemo di autorizzare nuovi alberghi in sestieri che ne sono già saturi, ma di incentivare un turismo diffuso e di qualità che crei ricchezza in tutto il territorio comunale, Mestre compresa, alleggerendo la pressione sui sestieri; ai candidati Sindaco non chiederemo miracoli ma impegni concreti, come quello di evitare che Palazzo Zorzi (sede UNESCO) si trasformi nell’ennesimo albergo: https://liberavenezia.org/2015/02/08/palazzo-zorzi-a-san-severo-dopo-lunesco-chi/

I dati dell’esodo, nell’articolo di Roberta De Rossi:

http://nuovavenezia.gelocal.it/venezia/cronaca/2015/02/23/news/da-175-000-a-56-000-abitanti-cosi-si-svuota-venezia-1.10921951?&ref=fbfnv

Che donne, fioi

Samantha

Samantha Cristoforetti è in orbita nello spazio, come tutti sappiamo, con l’astronauta russo e quello americano. L’astronave è vittima di un guasto, che nessuno riesce a riparare. Panico a bordo.

Josif Molotov (l’astronauta russo) chiama Putin che propone di costruire una calamita gigante in cima agli Urali per riportare a terra l’astronave con la forza di attrazione magnetica. Tempi di costruzione previsti: tre anni, sei mesi e un giorno. John Wayne (l’astronauta americano) chiama Obama che promette l’invio di una squadriglia di F35, quando il Senato a maggioranza repubblicana avrà approvato la missione, per trainare l’astronave con un cavo di acciaio fino a Cape Canaveral.

Samantha li guarda sconsolata, il tempo di un nanosecondo: dalla valigetta spaziale estrae due pagaie e un frustino, ed esclama:

“Fioi, semo in secca? Bepi, tasi e rema.. e ti Nane, voga e para”!

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Fonte (per la prima riga):

http://qn.quotidiano.net/cronaca/2014/06/30/1084888-prima-italiana-spazio-cristoforetti.shtml

18 febbraio: lo sbarco dei Pellicani

Prologo: al quartier generale di Galleria Matteotti, una sola domanda era da giorni sulle labbra di tutti: lo varcherà, o non lo varcherà, Nicola Pellicani? Oserà, o non oserà? Non si riferivano al Rubicone ma al braccio di laguna che separa Mestre dal Lido di Venezia e le politiche dell’ACTV hanno ormai reso periglioso quanto uno sbarco in Normandia sotto raffiche di vento che vaporetti vetusti non sono più in grado di sopportare, quali fuscelli in balia dei flutti quando si rompe l’invertitore e all’orizzonte appare una Costa crociere da 130.000 tonnellate di stazza, con il rischio che ai comandi ci sia il figlio segreto di Francesco Schettino.

Venezia_Lido

Vennero indi consultate le previsioni meteorologiche e quelle degli aùguri, che giurarono e spergiurarono di avere visto uno stormo di pellicani cacciare (verbo sintomatico) tutti i piccioni e i gabbiani dai tetti della città da conquistare, per poi planare trionfanti in Piazza San Marco (Palazzo Ducale) e venne pertanto deciso che lo sbarco avrebbe avuto luogo il 18 febbraio,  mercoledì delle Ceneri e primo giorno della Quaresima, decisamente propizio alla lettura del brano del profeta Gioele nel quale Iddio rivolge al suo popolo  il seguente richiamo alla triste realtà del bilancio comunale in dissesto: «Così dice il Signore: ritornate a me con tutto il cuore, con digiuni, con pianti e lamenti» (Gioele, 2,12).

Ebbe così inizio lo sbarco che avrebbe cambiato il corso della Storia, quello dei fiumi e quello della Borsa: la Borsa merci di Chioggia, da sempre molto sensibile al prezzo del gasolio e alla presenza di nuove specie predatorie in laguna Sud.

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Mercoledì 18 febbraio, dal nostro inviato speciale al Lido di Venezia:

Partita in incognito da Piazzale Roma sotto lo sguardo perplesso di Alessandro Gassman, dopo aver sequestrato un vaporetto ACTV grazie ad un tanko addobbato con le bandiere #chiediaNicola e #chiediaNicolaLIMOB (parola d’ordine: “#l’IMOB non ce l’ha, l’ha dimenticato a casa”), la spedizione che avrebbe cambiato il corso delle primarie toccava terra in prossimità di Piazzale Santa Maria Elisabetta.

Per un tragico malinteso, l’avvertimento di rito del personale di bordo (“attenti al passo”) veniva erroneamente interpretato come riferimento al passo dell’oca con cui i locali esponenti di Forza Nuova avrebbero accolto (a suon di manganellate) il figlio del deputato comunista, secondo una vox populi destituita di fondamento ma sufficiente a mettere in fuga la truppa, poco adusa alle onde spaventosamente alte della laguna, terrorizzata dalla reputazione destrorsa dell’isola e già duramente provata dalla perigliosissima traversata, nonostante le scorte di farmaci per il mal di mare e l’assistenza spirituale di ben tre cappellani militari ai quali, a titolo precauzionale, era stato richiesto di impartire l’estrema unzione al candidato Sindaco prima che mettesse piede sul vaporetto.

Resosi conto di essere rimasto solo, il nostro Eroe dimostrava uno sprezzo del pericolo pari soltanto al sollievo di aver ritrovato qualcosa di simile alla terraferma: si inginocchiava per emulare il nobile gesto di Cristoforo Colombo dopo l’analoga traversata, onde baciare il suolo in segno di ringraziamento. Quale non fu la sua delusione quando, al momento di urlare “terra! terra!” si rese conto che Piazzale Santa Maria Elisabetta era in realtà un’immensa pozzanghera che, come ben noto ai residenti, risulta allagata per 250 giorni all’anno (quando va bene) grazie alla perspicacia degli uffici tecnici comunali.. Il sollievo cedette il posto al panico: acqua ovunque, circondato dall’acqua. Che fare? Abbandonare l’impresa o cimentarsi nell’impossibile?

Fu a quel punto che, circondato dalle onde del pozzangherone alte due centimetri almeno, lo sentirono urlare singhiozzando: “riportatemi a terra, chiamate subito Ceolin, voglio tornare al Palco!”

Tornare a terra, ma come?

Abilmente sobillato dai civatiani infiltrati fra la folla, con Monica Sambo vestita alla marinara e Federica Travagnin in toga da udienza, il personale viaggiante dell’ACTV proclamava uno sciopero ad oltranza anche se non era venerdì, in spregio ad ogni nobile tradizione, ed essendo i marinai in maggioranza chioggiotti, gli osservatori più smaliziati ci videro lo zampino dell’altro candidato “forte”: Felice Casson che di Chioggia è originario.

Per convincere il personale della concorrente (ma non troppo) Alilaguna, generalmente refrattario agli scioperi, scendeva in campo il terzo candidato alle primarie: Sebastiano Bonzio con il megafono delle grandi occasioni, che rivendicava il diritto allo sciopero retribuito con premio di produzione garantito per le giornate di sciopero, accolto da applausi a scena aperta e inni a Che Guevara, con gli Inti Illimani leggermente acciaccati dai reumatismi a dargli manforte su una zattera appositamente noleggiata dagli amici di Forte Marghera.

Che fare, per rientrare a Mestre nonostante il duplice sciopero? Nuotare? Volare?

Fu a quel punto che il perfido Molina, quarto candidato alle primarie e in leggerissimo svantaggio nei sondaggi, ebbe il colpo di genio: quello che avrebbe cambiato per sempre le sorti delle elezioni e con esse quelle della Storia Patria. Appositamente istruiti dal fido Caberlotto, dal pontile del piazzale antistante arrivarono con passo felpato due taxisti d’acqua abusivi, e proposero l’indegno baratto al candidato spiaggiato in terra (anzi in acqua) ostile: “Le serve un taxi?” Gli occhi di Pellicani si illuminarono di immenso: “è il Cielo che li manda” – pensò, prima di udire l’indegna proposta a lui indirizzata dai medesimi: “Per Piazza Barche fanno 850 euro, pagamento anticipato in contanti.. o giuramento immediato di desistenza dalle primarie con dichiarazione di voto in favore del mite e buono Jaci Molina, che Dio lo benedica”.

Il povero Nicola estrasse dal portafoglio 4 carte american express fra cui una platinum placcata d’oro con diamanti incastonati, regalo del padre.. e una dozzina di altre carte di credito tempestate di murrine made in Zelarino, ma non ci fu nulla da fare: diversamente dai taxi di terraferma, quelli d’acqua notoriamente non accettano carte di credito e tanto meno le accettano quelli abusivi.

Infine si arrese all’evidenza: dura lex sed taxi lex.. l‘alternativa era fra una morte certa ed orribile nel pozzangherone di Santa Maria Elisabetta, sotto lo sguardo beffardo del benzinaio Ugo, e un accordo di desistenza in favore dell’ineffabile Molina.

Epilogo: Le Primarie del centro-sinistra persero un candidato valente, i taxisti abusivi guadagnarono un abbonamento gratis all’ACTV che presto rivendettero al mercato nero in cambio di una giacca in simil-pelle con l’effigie di Alessandro Gassman e il numero di telefono della celebre Anna, quella dei “365 giorni in movimento”, la poterono così finalmente contattare e coinvolgere (suo malgrado) nell’escursione da loro intitolata “alla scoperta gotico-romantica della laguna”, con partenza dal Molo 5 (nota discoteca di Porto Marghera) e arrivo notturno al Tronchetto. Andata e ritorno 250 euro, senza ricevuta ma con piccolo sconto per i possessori di carta IMOB.

alessandrogassman

Venezia brucia, la candidata Governatrice trinca?

Bersani presenta la squadra per le primarie del PD

Continua, alla media di 7 Comuni al giorno (7 come quelli dell’altopiano di Asiago) il “tour del Veneto” della candidata Presidente della Regione Veneto, dalla cui pagina facebook ufficiale sono tratte queste perle di saggezza:

“Il video-racconto del mio ventiseiesimo giorno ‘faccia a faccia con il Veneto’ nei comuni di Castelmassa, Melara, Bergantino, Calto, Ceneselli, Castelnovo di Bariano, Badia Polesine” (14 febbraio)

In accordo con il Governo Renzi, presenteremo a breve un Jobs Act veneto che riguardi tre settori specifici: manifatturiero, artigianato e agricoltura. Ne ho parlato durante il mio ventottesimo giorno ‘faccia a faccia con il Veneto’, nei comuni di Minerbe, Pressana, Roveredo di Guà, Veronella, Cologna Veneta” (16 febbraio).

A lei, candidamente ignara di quanto accade nella città capoluogo della Regione che si è candidata a governare, non ci sentiamo di attribuire colpe, ma è mai possibile che lo “spin doctor” toscano alle cui amorevoli cure è stata affidata (da Matteo Renzi in persona) la sua Campagna elettorale non le abbia ancora segnalato che, mentre lei si si sorbisce i brindisi di rito tanto cari a Oliviero Toscani, Venezia brucia e Ca’ Farsetti è occupata notte e giorno dai dipendenti comunali, da quattro giorni ormai?

Non una parola su Venezia, da chi si candida a governare la Regione Veneto e abbiamo verificato ovunque: rassegna stampa, pagina internet, pagina facebook e twitter.. tempo perso. Agli spin doctors di Partito suggeriamo quindi un utile accessorio, per la campagna della Moretti: la lira, strumento musicale con cui l’imperatore Nerone assisteva compiaciuto all’incendio della sua capitale.. dedicando sonetti alle sette persone del seguito:

http://mattinopadova.gelocal.it/regione/2015/01/16/news/con-dotmedia-una-campagna-low-cost-parla-lo-spin-doctor-di-matteo-renzi-1.10680296

http://corrieredelveneto.corriere.it/veneto/notizie/politica/2014/3-dicembre-2014/dopo-bufera-moretti-cambia-si-affida-all-agenzia-renzi-230665988660.shtml

BILANCIO COMUNALE, ultima spiaggia?

MAV1

Mestre e Venezia, 15 febbraio 2015

COMUNICATO STAMPA sul bilancio del Comune di Venezia

La voragine di bilancio del Comune ci preoccupa in quanto cittadini, cittadine e contribuenti che saranno chiamati a pagarne il conto e si presta a due chiavi di lettura: 1) Carenze gravi e pluriennali (in termini di gestione e programmazione) delle Giunte comunali degli ultimi anni e/o 2) cecità del Governo nazionale che rifiuta qualunque dialogo con il Prefetto che da quello stesso Governo è stato nominato sette mesi fa, per gestire il commissariamento, e che alla stampa locale ora dichiara: “Se non avremo gli strumenti per risanare il bilancio, non so cosa possa trovare il sindaco che sarà eletto in primavera. RISCHIA DI NON RIUSCIRE A FARE IL BILANCIO E DI RIMETTERE LA CITTA NELLE MANI DI UN COMMISSARIO”.

In entrambi i casi il disastro porta la firma di un partito ben preciso, che guida il Governo italiano e si candida a guidare anche la Regione. In entrambi i casi a farne le spese saranno i cittadini, i dipendenti comunali e i contribuenti, sotto forma di stangate fiscali, decurtazioni salariali, aumenti tariffari e tagli al trasporto locale.

Riteniamo indispensabile, da parte del governo, l’attuazione di una soluzione di emergenza, profondamente convinti, però, della necessità di un netto cambio di rotta della gestione comunale, affinché situazioni di tale gravità non abbiano più a ripetersi in futuro.

Ci appelliamo quindi al buon senso di quel partito che a Roma detiene le chiavi del problema e dichiariamo che se una via di uscita non venisse trovata nelle prossime 24 ore sarebbe inutile, ipocrita e anche ridicolo chiedere, a noi come ad altri movimenti trasversali alle forze politiche, di votare per quel partito nella tornata elettorale di maggio, che riguarda anche la Regione Veneto.

Al Governo italiano vogliamo infine ricordare che Venezia è capoluogo di una Regione che al “patto di stabilità”, origine del dissesto, paga già un conto annuale pari a 18,2 miliardi di euro, che si traduce in 3.733 euro conferiti da ciascun residente (“residuo fiscale”). Forse qualche diritto di essere trattati con maggior rispetto i cittadini del Comune di Venezia, più che i politici, se lo sono guadagnato.

Gruppo25Aprile, LiberaVenezia e Movimento per l’Autonomia Amministrativa di Mestre e della Terraferma – Piero Bergamo.

 

Elezioni farsa, e nuovo Commissariamento a settembre?

La frase della settimana:

“Se non avremo gli strumenti per risanare il bilancio, non so cosa possa trovare il sindaco che sarà eletto in primavera. RISCHIA DI NON RIUSCIRE A FARE IL BILANCIO E DI RIMETTERE LA CITTA NELLE MANI DI UN COMMISSARIO”.

Chi l’ha detta? Vittorio Zappalorto, il Prefetto di carriera al quale il Governo italiano ha affidato la città commissariata, e al quale ha finora rifiutato gli strumenti per adempiere al compito che gli era stato assegnato, nonostante la gravità della situazione e i ripetuti solleciti, come ha lui stesso dichiarato alla stampa locale (il virgolettato lo abbiamo ripreso dal Gazzettino).

Sono dichiarazioni di una gravità inaudita, per l’autorevolezza di chi le ha fatte (alla stampa locale) e per gli scenari che prospettano: elezioni farsa in maggio, “farsa” perché con questa situazione di bilancio e con un patto di stabilità insostenibile porterebbero ad un nuovo commissariamento a settembre, chiunque vinca le elezioni.. mentre Ca’ Farsetti è stata “occupata” dai dipendenti comunali preoccupati dalla situazione di incertezza e dalle ormai certe decurtazioni salariali.. ma la vicenda non riguarda soltanto i dipendenti comunali: a farne le spese saranno tutti i cittadini e i contribuenti, sotto forma di stangate fiscali, aumenti tariffari e tagli al trasporto pubblico locale.

LiberaVenezia intende reagire, con un comunicato stampa urgente che verrà diffuso in serata oggi, 15 febbraio.

MAV1

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