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Arsenale: quale futuro? di Carlo Beltrame

Terzo tassello del mosaico che nelle prossime settimane darà forma concreta ai 7 punti enunciati nel nostro comunicato stampa del 4 febbraio: dopo l’editoriale di Pieralvise Zorzi su Palazzo Zorzi e quello sugli 80 appartamenti delle “Conterie”, ospitiamo l’intervento di Carlo Beltrame sul futuro dell’Arsenale, intorno al quale si giocano molte delle opportunità di rilancio cittadino, inteso anche come creazione di posti di lavoro suscettibili di creare residenza: perché la residenzialità non è solo una questione di case ma anche di servizi e opportunità lavorative.

Arsenale, quale futuro?

Il prossimo sindaco, tra le tante cose, dovrà affrontare seriamente anche la questione Arsenale. L’Arsenale è una grossa fetta della città dimenticata da troppo tempo e ancora in buona parte inacessibile alla cittadinanza. Della necessità di ridare vita allo storico cuore industriale di Venezia, con proposte e idee non sempre condivisibili, si parla da decenni ma nemmemo l’onda di entusiasmo dei primi anni del 2000 (ricordo il convegno del 2002 con la pubblicazione dei relativi atti Arsenale e/è museo) che proponeva la creazione di un grande museo del mare è arrivata a nulla. Il risultato di quella stagione fu un bando europeo della Marina Militare, con richieste assolutamente insostenibili, andato deserto. Da lì poi si è spento tutto e i progetti su cui avevano lavorato molti professionisti ed esperti (coordinati dall’architetto Mario Dalla Costa) per conto della Marina ma gratuitamente e con passione, sono stati riposti in un cassetto. Insostenibilità economica del progetto, mancati accordi istituzionali o mancanza di volontà politica? Forse un po’ di tutto. Fatto sta che si è persa una grande occasione in un periodo non ancora toccato dalla crisi economica che ora ci attanaglia e che qualcuno alla fine si sarà sfregato le mani. D’altronde anche allora i nemici del museo e chi definiva la Vespucci “un ferro rotto” non degno di entrare in Arsenale non mancavano e qualcuno non si vergognava di pronunciarsi pubblicamente.

Con la nuova amministrazione, sulla scia anche di quanto di buono aveva avviato Giorgio Orsoni, di intesa con la Marina, la prima cosa minima da fare è l’apertura permanente al pubblico, l’organizzazione di guide specializzate e la predisposizione di un punto informativo con bookshop. L’Arsenale deve diventare un percorso alternativo all’area marciana, alleggerendola dal flusso turistico con positive ricadute economiche in una zona periferica ai grandi flussi. Per il rilancio dell’Arsenale va fatto un grande progetto culturale che intercetti fondi europei e, con le dovute cautele, privati. L’Arsenale deve diventare uno straordinario parco archeologico, un museo all’aperto e una cittadella della ricerca nel settore della scienza del mare – ma non solo. A fianco delle attività culturali-museali vanno ospitate attività artigianali: va incentivato l’insediamento della cantieristica e di altre attività compatibili e bisognose di quei grandi spazi che solo l’Arsenale sa offrire.

In questo grande progetto culturale vanno coinvolti gli atenei cittadini nella prospettiva di una cittadella della ricerca nel settore degli studi sul mare e sulla cultura marittima. In questo senso il CNR, con l’insediamento dell’ISMAR, e la Marina, con l’insediamento dell’Istituto Studi Militari Marittimi, hanno già fatto il loro ed ora si tratta di affiancare queste istituzioni con altre realtà compatibili con questo straordinario tempio della storia marittima del mediterraneo e primo complesso industriale della storia. E’ possibile che le tese che hanno ospitato le galeazze, protagoniste assolute della vittoria di Lepanto, siano semi-abbandonate, non visitabili e quasi sconosciute ai più? è possibile che delle più importanti fonderie europee di artiglierie del Cinquecento si sia persa memoria, ridotte a spazio secondario della Biennale? è possibile che la tesa che ha ospitato per secoli il Bucintoro sia chiusa? Qualsiasi paese con un patrimonio storico del genere vi avrebbe già costruito un parco museale tutt’attorno. Quello che s’è fatto fino ad ora è solo ospitarvi la ridicola ricostruzione in bulloni di una sezione del Bucintoro, insulto alla storia di questa città, ereditata da un imprenditore che, prima di “emigrare”, si era messo in testa di ricostruire un vero Bucintoro … a motore. Venezia e l’Arsenale non sono Disneyland e non possono accettare operazioni come questa.

CarloBeltrameArsenale

La Marina fino ad oggi ha il grande merito di aver tutelato una buona parte dell’Arsenale dal peggio, di averlo preservato e presidiato dalle mire e dagli appetiti di politici e imprenditori con idee spesso incompatibili con un luogo sacro per la storia di Venezia e del Mediterraneo in genere, ma è arrivato il momento di ridare a questo spazio quella vita che la Marina è in grado di garantire ormai solo in parte. Le condizioni di abbandono non sono più accettabili e l’inaccessibilità di questo spazio, peraltro frazionato in maniera del tutto antistorica è un delitto. Anche l’uso che ne fa, nel bene e nel male, la Biennale con il tempo andrà superato per ridare la necessaria unitarietà al complesso industriale.

Non si può più continuare a privarne la vista alla cittadinanza e al turista. Piuttosto questo spazio va visto come una grande occasione anche economica per la città, ma solo con proposte compatibili. Andrà quindi pensato un comitato di esperti, coordinato dalle istituzioni preposte alle tutela, in grado di dettare le regole per la sua salvaguardia oltre che proporre idee per la sua valorizzazione. No quindi a qualsiasi speculazione incompatibile, sì allo sviluppo in senso culturale di una risorsa unica al mondo. Le ricadute di quest’operazione, oltre che ovviamente culturali, sono posti di lavoro e un notevole indotto per il sestiere di Castello e per tutta la città.

Carlo Beltrame

Insegna Metodologia della Ricerca Archeologica e Archeologia marittima a Ca’ Foscari.

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Note:

  1. Al punto 4 del nostro primo editoriale (“Primavera in arrivo”), abbiamo indicato che: “Ai candidati Sindaco non chiederemo a quale corrente PD o PDL appartengono, ma quali posti di lavoro di qualità sia possibile creare a Venezia, sfruttando l’enorme potenziale dell’Arsenale che per secoli ne è stato il cuore produttivo, e quello di un Parco della laguna nord che non può diventare un museo pieno di vincoli decisi altrove, ma un luogo vivo i cui residenti devono poter circolare con le loro imbarcazioni e poter offrire qualcosa di diverso dal turismo di massa che ha rovinato Venezia: un turismo di qualità con una nuova categoria di licenze per il trasporto acqueo di persone, all’interno del costituendo Parco della laguna i cui regolamenti attuativi devono essere adottati nei prossimi mesi, e nel cui ambito potranno essere favorite nuove attività portatrici di lavoro per chi la conosce e la rispetta, la nostra Laguna”: https://liberavenezia.org/2015/02/04/libera-le-energie-vive-di-venezia/
  2. La battaglia per la restituzione dell’Arsenale alla città ha visto attivi molti di noi (molti di noi erano presenti anche alla manifestazione del 29 ottobre 2012) e nessuno ne può o vuole rivendicare una sorta di rappresentanza “esclusiva”, proprio perché è una di quelle battaglie che dovrebbero vedere la città unita come lo è stata in quell’occasione, consapevole del fatto che ad essere in gioco è il suo futuro. Ovvio che quando dalla petizione di principio si passa a discutere le opzioni concrete di utilizzo possano emergere sensibilità diverse, ma quello che conta è poterne discutere e deliberare nell’interesse comune, senza forzature come quelle che vorrebbero il futuro dell’Arsenale deciso prima ancora delle prossime elezioni comunali. Per approfondire i termini della vicenda si rinvia al sito ufficiale del Comune:

http://arsenale.comune.venezia.it/?page_id=402

e al Gruppo tematico che riunisce alcune delle associazioni attive su questo fronte:

https://www.facebook.com/groups/futuroarsenale/

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