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Liberi da pregiudizi, bavagli e guinzagli. Liberi di agire, per Venezia.

La vocazione commerciale di Mestre. Editoriale di Debora Esposti

Mestre fin dagli albori della sua storia, precedente la nascita di Venezia, si e’ distinta per la sua vocazione commerciale e piccolo imprenditoriale. La sua fortunata posizione al centro di importanti arterie di collegamento tra nord e sud Europa, tra est e ovest ne facevano crocevia  attraverso il quale transitavano merci e persone in tempo di pace; armi, soldati e rifornimenti in tempo di guerra.

MestreAntica

Grazie al commercio il borgo di Mestre si e’ trasformato in cittadina viva e fiorente, brulicante di un fervore economico, sociale e culturale invidiabile. Il suo sviluppo e la sua vocazione subirono pero’ un brusco cambio di rotta quando intorno agli anni ’20 nel secolo scorso le venne “imposto” un ruolo nuovo, del tutto diverso da quello suo congenito. Interessi “privati” spinsero infatti per uno sviluppo industriale e da allora anche l’orientamento della locale amministrazione prese questa direzione.

Lo skyline della Citta’ passo’ in pochi anni da orizzontale a verticale, ma senza alcun fascino.

Abbattuti i tipici casoni (di cui fu cancellata perfino la memoria collettiva poiche’ indici della massima miseria), le case private ad uno due piani con giardino, i grandi spazi verdi (spesso veri e propri boschi ) e le tante ville disseminate in Città.. Al loro posto crebbero interi quartieri di squallidi palazzi , una autentica “marmellata urbanistica”, al solo scopo di dare alloggio alle migliaia di lavoratori giunti da tutto il Veneto per lavorare nel Porto industriale di Marghera.

Mestre Parco Ponci 1948 (oggi distesa di asfalto uso parcheggio e mercato rionale)

Mestre Parco Ponci 1948

Le eccellenze mestrine storiche, culturali e commerciali (dall’invenzione degli Zampironi ad opera appunto della famiglia Zampironi, alla riconosciuta paternita’ (e qui scatenero’ l’inferno) del tramezzino solo per citarne alcune), non furono piu’ ritenute priorita’ da preservare – patrimonio e risorsa cittadina- e quando nel 1926 la Città fu privata della propria autonomia amministrativa perse con essa il libero arbitrio delle proprie scelte. Ma il commercio, saldamente radicato nella storia e nella cultura cittadine resistette ancora a lungo, offrendo ad una popolazione in smisurata crescita, l’accesso a beni e servizi di cui tutti, al tempo, necessitavano. La diffusa vendita a credito “sulla parola”, l’illuminazione, la pulizia, l’arredo urbano e la vita sociale derivanti dal commercio erano valori aggiunti che ricadevano gratuitamente sulla Città, facendo del centro storico il fulcro economico di Mestre, il luogo principe di aggregazione e relazione.

Oggi tutto questo non esiste piu’.

Finita l’era industriale di Porto Marghera, gli interessi privati hanno rivolto altrove lo sguardo, lasciando un pesante bagaglio di macerie, inquinamento, disoccupazione e una Città smarrita in quanto priva di un progetto di sviluppo alternativo . Da allora decenni di scelte scriteriate hanno finito per cingere d’assedio la Città “regalandola” ad una grande distribuzione straniera che ha ottuso le menti e ridotto in nuova schiavitu’ senza catene centinaia di lavoratori. Infrastrutture, trasporti e parcheggi : tutto all’insegna di una “ineluttabile modernità” e del “progresso”, con il risultato che Mestre detiene oggi il record di città con il piu’ alto concentramento di centri commerciali d’Europa. Nessun serio sostegno o progetto alternativo a quel commercio fondato su valori come qualita’, professionalita’, rapporto umano.

Il commercio a Mestre boccheggia come un pesce fuori dall’acqua.

-“Tutta colpa della crisi!”- sostengono i piu’.-“ Sicuro!”- La crisi morde ma a Mestre e’ stato solo il colpo di grazia.

Ma sia chiaro : nessun pianto.

Chi fa impresa a Mestre non chiede carità, ne’ compassione, tanto meno assistenzialismo. Chiede solo si crei un clima di collaborazione e rispetto verso questa categoria di “lavoratori”. Vuole sentirsi nuovamente risorsa e non inutile zavorra . Mestre non vive di turismo, tantomeno di rendita: deve rimboccarsi le maniche, reinventarsi e trovare una sua dimensione. Le soluzioni abbondano e sono nella maggiorparte dei casi semplici e a costo zero. Ma non c’e’ piu’ tempo: la Citta’ e’ al limite e deve essere al piu’ presto liberata della camicia di forza che allontana a ritmo serrato residenti e visitatori perche’ percepita come poco accogliente,degradata,triste, rischiosa e “abbandonata”.

Ho una certezza: se messo nelle condizioni per ripartire il commercio mestrino sapra’ ancora una volta autorigenerarsi e tornare fiore all’occhiello di questa Citta’.

Debora Esposti

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