LiberaVenezia

Liberi da pregiudizi, bavagli e guinzagli. Liberi di agire, per Venezia.

Archivi per il mese di “febbraio, 2015”

Importante! Sondaggio Mobilità acquea

Un sondaggio che vi prenderà meno di un minuto e che per noi è importante: nei prossimi giorni capirete perché. Un GRAZIE a tutti quelli che vorranno rispondere.

19 ottobre 2nd

Arsenale: quale futuro? di Carlo Beltrame

Terzo tassello del mosaico che nelle prossime settimane darà forma concreta ai 7 punti enunciati nel nostro comunicato stampa del 4 febbraio: dopo l’editoriale di Pieralvise Zorzi su Palazzo Zorzi e quello sugli 80 appartamenti delle “Conterie”, ospitiamo l’intervento di Carlo Beltrame sul futuro dell’Arsenale, intorno al quale si giocano molte delle opportunità di rilancio cittadino, inteso anche come creazione di posti di lavoro suscettibili di creare residenza: perché la residenzialità non è solo una questione di case ma anche di servizi e opportunità lavorative.

Arsenale, quale futuro?

Il prossimo sindaco, tra le tante cose, dovrà affrontare seriamente anche la questione Arsenale. L’Arsenale è una grossa fetta della città dimenticata da troppo tempo e ancora in buona parte inacessibile alla cittadinanza. Della necessità di ridare vita allo storico cuore industriale di Venezia, con proposte e idee non sempre condivisibili, si parla da decenni ma nemmemo l’onda di entusiasmo dei primi anni del 2000 (ricordo il convegno del 2002 con la pubblicazione dei relativi atti Arsenale e/è museo) che proponeva la creazione di un grande museo del mare è arrivata a nulla. Il risultato di quella stagione fu un bando europeo della Marina Militare, con richieste assolutamente insostenibili, andato deserto. Da lì poi si è spento tutto e i progetti su cui avevano lavorato molti professionisti ed esperti (coordinati dall’architetto Mario Dalla Costa) per conto della Marina ma gratuitamente e con passione, sono stati riposti in un cassetto. Insostenibilità economica del progetto, mancati accordi istituzionali o mancanza di volontà politica? Forse un po’ di tutto. Fatto sta che si è persa una grande occasione in un periodo non ancora toccato dalla crisi economica che ora ci attanaglia e che qualcuno alla fine si sarà sfregato le mani. D’altronde anche allora i nemici del museo e chi definiva la Vespucci “un ferro rotto” non degno di entrare in Arsenale non mancavano e qualcuno non si vergognava di pronunciarsi pubblicamente.

Con la nuova amministrazione, sulla scia anche di quanto di buono aveva avviato Giorgio Orsoni, di intesa con la Marina, la prima cosa minima da fare è l’apertura permanente al pubblico, l’organizzazione di guide specializzate e la predisposizione di un punto informativo con bookshop. L’Arsenale deve diventare un percorso alternativo all’area marciana, alleggerendola dal flusso turistico con positive ricadute economiche in una zona periferica ai grandi flussi. Per il rilancio dell’Arsenale va fatto un grande progetto culturale che intercetti fondi europei e, con le dovute cautele, privati. L’Arsenale deve diventare uno straordinario parco archeologico, un museo all’aperto e una cittadella della ricerca nel settore della scienza del mare – ma non solo. A fianco delle attività culturali-museali vanno ospitate attività artigianali: va incentivato l’insediamento della cantieristica e di altre attività compatibili e bisognose di quei grandi spazi che solo l’Arsenale sa offrire.

In questo grande progetto culturale vanno coinvolti gli atenei cittadini nella prospettiva di una cittadella della ricerca nel settore degli studi sul mare e sulla cultura marittima. In questo senso il CNR, con l’insediamento dell’ISMAR, e la Marina, con l’insediamento dell’Istituto Studi Militari Marittimi, hanno già fatto il loro ed ora si tratta di affiancare queste istituzioni con altre realtà compatibili con questo straordinario tempio della storia marittima del mediterraneo e primo complesso industriale della storia. E’ possibile che le tese che hanno ospitato le galeazze, protagoniste assolute della vittoria di Lepanto, siano semi-abbandonate, non visitabili e quasi sconosciute ai più? è possibile che delle più importanti fonderie europee di artiglierie del Cinquecento si sia persa memoria, ridotte a spazio secondario della Biennale? è possibile che la tesa che ha ospitato per secoli il Bucintoro sia chiusa? Qualsiasi paese con un patrimonio storico del genere vi avrebbe già costruito un parco museale tutt’attorno. Quello che s’è fatto fino ad ora è solo ospitarvi la ridicola ricostruzione in bulloni di una sezione del Bucintoro, insulto alla storia di questa città, ereditata da un imprenditore che, prima di “emigrare”, si era messo in testa di ricostruire un vero Bucintoro … a motore. Venezia e l’Arsenale non sono Disneyland e non possono accettare operazioni come questa.

CarloBeltrameArsenale

La Marina fino ad oggi ha il grande merito di aver tutelato una buona parte dell’Arsenale dal peggio, di averlo preservato e presidiato dalle mire e dagli appetiti di politici e imprenditori con idee spesso incompatibili con un luogo sacro per la storia di Venezia e del Mediterraneo in genere, ma è arrivato il momento di ridare a questo spazio quella vita che la Marina è in grado di garantire ormai solo in parte. Le condizioni di abbandono non sono più accettabili e l’inaccessibilità di questo spazio, peraltro frazionato in maniera del tutto antistorica è un delitto. Anche l’uso che ne fa, nel bene e nel male, la Biennale con il tempo andrà superato per ridare la necessaria unitarietà al complesso industriale.

Non si può più continuare a privarne la vista alla cittadinanza e al turista. Piuttosto questo spazio va visto come una grande occasione anche economica per la città, ma solo con proposte compatibili. Andrà quindi pensato un comitato di esperti, coordinato dalle istituzioni preposte alle tutela, in grado di dettare le regole per la sua salvaguardia oltre che proporre idee per la sua valorizzazione. No quindi a qualsiasi speculazione incompatibile, sì allo sviluppo in senso culturale di una risorsa unica al mondo. Le ricadute di quest’operazione, oltre che ovviamente culturali, sono posti di lavoro e un notevole indotto per il sestiere di Castello e per tutta la città.

Carlo Beltrame

Insegna Metodologia della Ricerca Archeologica e Archeologia marittima a Ca’ Foscari.

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Note:

  1. Al punto 4 del nostro primo editoriale (“Primavera in arrivo”), abbiamo indicato che: “Ai candidati Sindaco non chiederemo a quale corrente PD o PDL appartengono, ma quali posti di lavoro di qualità sia possibile creare a Venezia, sfruttando l’enorme potenziale dell’Arsenale che per secoli ne è stato il cuore produttivo, e quello di un Parco della laguna nord che non può diventare un museo pieno di vincoli decisi altrove, ma un luogo vivo i cui residenti devono poter circolare con le loro imbarcazioni e poter offrire qualcosa di diverso dal turismo di massa che ha rovinato Venezia: un turismo di qualità con una nuova categoria di licenze per il trasporto acqueo di persone, all’interno del costituendo Parco della laguna i cui regolamenti attuativi devono essere adottati nei prossimi mesi, e nel cui ambito potranno essere favorite nuove attività portatrici di lavoro per chi la conosce e la rispetta, la nostra Laguna”: https://liberavenezia.org/2015/02/04/libera-le-energie-vive-di-venezia/
  2. La battaglia per la restituzione dell’Arsenale alla città ha visto attivi molti di noi (molti di noi erano presenti anche alla manifestazione del 29 ottobre 2012) e nessuno ne può o vuole rivendicare una sorta di rappresentanza “esclusiva”, proprio perché è una di quelle battaglie che dovrebbero vedere la città unita come lo è stata in quell’occasione, consapevole del fatto che ad essere in gioco è il suo futuro. Ovvio che quando dalla petizione di principio si passa a discutere le opzioni concrete di utilizzo possano emergere sensibilità diverse, ma quello che conta è poterne discutere e deliberare nell’interesse comune, senza forzature come quelle che vorrebbero il futuro dell’Arsenale deciso prima ancora delle prossime elezioni comunali. Per approfondire i termini della vicenda si rinvia al sito ufficiale del Comune:

http://arsenale.comune.venezia.it/?page_id=402

e al Gruppo tematico che riunisce alcune delle associazioni attive su questo fronte:

https://www.facebook.com/groups/futuroarsenale/

A futura memoria: il comunicato stampa del 4 febbraio

UNESCO“Si sta come d’autunno sugli alberi le foglie” – parafrasando Ungaretti? Noi non ci stiamo, e lo diciamo da mesi. Lo diciamo dal 25 aprile dell’anno scorso, quando nella nostra prima lettera aperta abbiamo confrontato i dati attuali con quelli post-epidemie di peste e ci siamo chiesti cosa abbia fatto di male questa città, per svuotarsi allo stesso ritmo con cui in città affluivano miliardi di euro destinati a mega-opere non richieste mentre per la manutenzione ordinaria, l’artigianato e l’edilizia popolare non si trova un soldo.

Le elezioni si avvicinano e su questo tema ritorneremo ancora, ma l’autunno non fa per noi. Quello che proponiamo è una primavera veneziana e a chi ancora ama questa città proponiamo un patto, una coalizione alla luce del sole, senza pregiudiziali ideologiche, per i prossimi 5 anni: un patto per Venezia. Cosa chiediamo?

  1. Ai candidati Sindaco non chiederemo se sono di destra o di sinistra, perché lo scandalo del MoSe ha dimostrato che, quando si trattava di pigliare quattrini, quella era solo una facciata per i gonzi: ai candidati Sindaco chiederemo invece cosa intendono fare in concreto per invertire la tendenza all’esodo, che sta spopolando Venezia;
  2. Ai candidati Sindaco non chiederemo se sono nati a Chioggia o a San Donà di Piave, a Cannaregio o a Chirignago, ma come intendano impegnarsi su un obiettivo realistico che vogliamo fin d’ora quantificare: 1.000 residenti in più all’anno per i prossimi 5 anni, utilizzando il patrimonio edilizio esistente; dal 2001 a oggi ne abbiamo persi 9.000 senza distruggere case o palazzi, il che vuol dire che le case ci sono; al futuro Sindaco chiederemo anche cose “banali” e facili come gli allacciamenti fognari che mancano per la consegna degli appartamenti alle Conterie, ennesima presa in giro di una classe politica che aveva vinto le elezioni del 2010 con la promessa di “5.000 nuovi alloggi per il social housing” e ne ha consegnati (forse) un centinaio, mentre l’ex caserma Manin è diventata foresteria e del progetto “Conterie” si è visto (finora) soltanto l’ennesimo albergo – tanto per fare un esempio.
  3. Ai candidati Sindaco non chiederemo di trastullarci con una futuribile città metropolitana che secondo alcuni si estenderebbe fino a Treviso e Padova, ma di garantire innanzitutto che la città capoluogo (nelle sue componenti d’acqua e di terra) abbia un futuro, e non ci accontenteremo di chiacchiere: al prossimo Sindaco chiediamo fin d’ora il blocco temporaneo dei cambi di destinazione d’uso a tutela della residenzialità nei sestieri, e l’impegno ad attuarlo nei primi 3 mesi dall’insediamento; ai candidati Sindaco chiediamo misure concrete per i negozi di vicinato che, a Venezia come a Mestre, stanno chiudendo i battenti, per la cantieristica minore e per le attività artigianali che rischiano di scomparire impoverendoci non solo materialmente ma anche per la cultura unica al mondo che rappresentano.
  4. Ai candidati Sindaco non chiederemo a quale corrente PD o PDL appartengono, ma quali posti di lavoro di qualità sia possibile creare a Venezia, sfruttando l’enorme potenziale dell’Arsenale che per secoli ne è stato il cuore produttivo, e quello di un Parco della laguna nord che non può diventare un museo pieno di vincoli decisi altrove, ma un luogo vivo i cui residenti devono poter circolare con le loro imbarcazioni e poter offrire qualcosa di diverso dal turismo di massa che ha rovinato Venezia: un turismo di qualità con una nuova categoria di licenze per il trasporto acqueo di persone, all’interno del costituendo Parco della laguna i cui regolamenti attuativi devono essere adottati nei prossimi mesi, e nel cui ambito potranno essere favorite nuove attività portatrici di lavoro per chi la conosce e la rispetta, la nostra Laguna.
  5. Ai candidati Sindaco non chiederemo di autorizzare nuovi alberghi in sestieri che ne sono già saturi, ma di incentivare un turismo diffuso e di qualità che crei ricchezza in tutto il territorio comunale, Mestre compresa, alleggerendo la pressione sui sestieri; ai candidati Sindaco non chiederemo miracoli ma impegni concreti, ai candidati Sindaco non chiederemo miracoli ma impegni concreti, come quello di evitare che Palazzo Zorzi (sede UNESCO) si trasformi nell’ennesimo albergo.
  6. Chiediamo troppo? Ai candidati Sindaco chiediamo semplicemente che bambini nati in uno dei luoghi più belli del mondo, possano crescere, studiare e sorridere nell’ambiente dove sono nati e non siano un giorno costretti a lasciarlo per mancanza di case, di servizi e di opportunità lavorative, come tanti di quelli che li hanno preceduti. Lo facciamo per loro, perché possano vedere e vivere quello che abbiamo visto noi, quindi saremo battaglieri come chiunque ami veramente i propri figli.. e dato che a Venezia ci lega un rapporto di amore, saremo appassionati come sa esserlo chi difende la Donna amata. Lo faremo con il cuore e con la testa, come abbiamo fatto da queste pagine in questi primi nove mesi, anche se non ci firmeremo più “Gruppo25aprile” perché vogliamo creare una coalizione più ampia, dove non contano i marchi o l’orticello da difendere ma gli obiettivi comuni che solo una coalizione più ampia potrà conseguire, in vista di elezioni che si annunciano incerte quanto decisive, tanto per il futuro di Venezia e delle sue isole quanto per quello di Mestre e Marghera, che non sono realtà omogenee.
  7. Al candidato Sindaco che ci dimostrerà di meritarlo, offriremo un patto alla luce del sole basato sulle cose da fare nei prossimi cinque anni, e se fra quelli che la Politica propone o impone non lo dovessimo trovare, siamo pronti a candidare uno (una) di noi. I partiti sono avvertiti.. e a partire dai prossimi giorni utilizzeremo una nuova pagina Internet, che si occuperà esclusivamente di elezioni. Chi lo vorrà potrà seguirci e leggere le nostre proposte, su questa pagina: http://www.liberavenezia.org

Venezia, 4 febbraio 2015

Funghi di allevamento?

La frase del giorno:

“Stanno nascendo in città, e li presenteremo la settimana prossima, una decina di Comitati di cittadini, tutti a sostegno della mia candidatura”.

Chi l’ha detta? ll candidato Sindaco Pellicani junior ad Antenna3 (intervista godibilissima, su Youtube).

Unanime l’apprezzamento per questo tentativo di rimediare all’impressione di una candidatura calata dall’alto: “una decina di Comitati di cittadini”, in una città in cui i cittadini si fan sempre più rari? Complimenti! Venezia è piccola e le voci corrono in fretta; fra i Comitati spontanei in gestazione già si vocifera che ci saranno:

un CDFP (Comitato Dipendenti Fondazione Pellicani), un CCPP (Comitato Coniuge e Parenti di Pellicani) e un CCBP (Comitato Compagni di Banco di Pellicani). In bocca al lupo alla decina (!!!) di Comitati di cittadini che “spontaneamente” nasceranno nei prossimi giorni: come i funghi in terraferma dopo le prime piogge d’agosto, o come quelli d’allevamento, amorevolmente accuditi nelle apposite serre?

Funghi

13 febbraio, Felice Casson e Salvatore Settis

L’appuntamento della settimana:

Venerdi alle 17.15, alla Scuola Grande di San Giovanni Evengelista, dialogo fra un candidato Sindaco e l’autore di un libro che molti di noi hanno apprezzato:

http://gruppo25aprile.org/2014/12/04/il-diritto-alla-citta/

Del libro di Settis ci sono piaciute molte cose e in particolare questo passaggio, che per noi è anche programma di Governo:

“Di un nuovo patto di cittadinanza c’è bisogno, a Venezia e non solo, sia per chi provenga da famiglie del luogo, sia per chi provenga da lontano. E un nuovo patto di cittadinanza, a Venezia, deve cominciare da un forte impegno di chi se ne sente cittadino per stimolare le istituzioni e i politici.. Far vivere la città storica, proiettarla nel futuro vuol dire elaborare nuove politiche per invertire la logica perversa dell’esodo favorendo la residenzialità dei giovani con forti incentivi anche fiscali. Vuol dire arrestare lo sfrenato riuso turistico-alberghiero degli edifici e la proliferazione delle seconde case. Vuol dire incoraggiare le attività produttive e le manifatture, sostenendo il lavoro creativo e moltiplicandone le possibilità e le occasioni. Vuol dire sancire come prima regola del gioco il diritto alla città e la priorità del bene comune”.

Di quel libro è anche stato detto che con grande lucidità evidenzia i problemi, senza però individuare soluzioni concrete.. ma il patto di cittadinanza non possiamo delegarlo ad altri, per quanto amino Venezia: quel “nuovo patto” (New Deal) dobbiamo scriverlo noi, che a Venezia viviamo e votiamo: scegliendo un Sindaco che dimostri di avere le idee chiare sul da farsi, e facendo in modo che possa contare su una squadra all’altezza del compito. Noi ci saremo, venerdi:

https://www.facebook.com/events/785616698182381/?pnref=story

SettisCasson

Palazzo Zorzi a San Severo. Dopo l’UNESCO, chi?

PAZ

La prima volta che andai a mangiare al Giardinetto, in Salizada Zorzi, ci andai per il risotto con le cape longhe. Nel salone del ristorante, ricavato dalla cappella del Palazzo (ma in realtà credo dalle cucine) troneggia (e troneggia tuttora) un grande camino col mio stemma. Scherzando col proprietario, al momento del conto feci notare che siccome loro erano in casa mia il conto avrebbero dovuto pagarlo loro. Il padrone rise e fece proprio così: mi invitò. Da allora ci venni spesso. Pagando, naturalmente.

Sono molto affezionato a Palazzo Zorzi a San Severo. La prima volta che vi entrai fu almeno quaranta anni fa, prima del restauro che lo portò a nuovo splendore. Ero terribilmente curioso di vedere come fosse fatto dentro, in che casa aveva vissuto gente che aveva portato il mio nome. Mio padre me ne aveva parlato nel suo solito modo, coltissimo e ironico: “Voluto nel 1480 da uno Zorzi soprannominato “Mani d’Oro” per la sua abilità negli affari, caso unico in una famiglia piena di mani bucate”. Ricchissimo certo era stato, per volere l’architetto Mauro Codussi, il genio rinascimentale che costruì Palazzo Vendramin – Calergi, Santa Maria Formosa, San Giovanni Crisostomo, San Michele in Isola. Così, eccomi davanti al portone chiuso con una catena, ma che, spingendo forte, si apriva il necessario per far passare lo smilzo ventenne che allora ero. Salii la scala di pietra con gran cautela, sperando di non cadere assieme ad un gradino pericolante. Entrai nel grande salone a T, unico a Venezia. Buio, polveroso, ma con la meraviglia degli stucchi che incorniciavano pareti a tempera verde. Dalle fessure nelle imposte il sole lanciava nella stanza lame di luce, su cui danzava la polvere. Vagai di sala in sala, tra le mura a tempera e le bianche cornici di stucco. Dovunque la desolazione. Poi sentii una voce canticchiare e sceso un piano mi imbattei in un ometto che non si sorprese affatto della mia presenza, né del fatto che mi chiamassi Zorzi. Abitava nell’ala che dà sull’antico giardino del palazzo convertito a bocciofila. Alle finestre l’omino coltivava gerani di plastica che si prendeva gran cura di annaffiare. Alle pareti uno scaffale di bottiglie di grappa in diversi stadi di consumazione, con cui l’omino evidentemente innaffiava se stesso. In una stanza troneggiava una bara, con un cuscino e delle lenzuola. “Io dormo lì”- disse l’omino – “Così quando morirò sarò già bello e pronto”. Successe proprio così, qualche tempo dopo, e per lungo tempo il palazzo rimase ermeticamente chiuso.

Dopo i restauri eseguiti con mano forse un po’ pesante ma salvifici dall’incuria e dalla decadenza e l’assegnazione all’Unesco sono entrato spesso in Palazzo Zorzi. Ci andavo con mio padre, nei ventisette anni in cui presiedette l’Associazione dei Comitati Privati per la Salvaguardia di Venezia. Scherzai con lui sulla sua posta indirizzata “N.H. Alvise Zorzi – Palazzo Zorzi – Venezia”; lui allora tirò fuori una vecchia lettera di mio nonno, quando era in Biennale, indirizzata “N.H. Elio Zorzi – Palazzo Ducale – Venezia”. “Si può far di meglio, come vedi”, mi disse.

A Palazzo Zorzi ho imparato da mio padre come si governa una riottosa assemblea internazionale, in cui ciascuno vuole emergere, con pugno di ferro in guanto di velluto. La stessa autorità, assieme al suo carisma personale, con cui chiamò alle armi i Comitati Internazionali contro le minacce a Venezia nascoste dietro le rosee promesse dell’Expo 2000. Dal grande portego a T di Palazzo Zorzi papà espose con lucidità di storico e con commozione di veneziano i pericoli, gli orrori, le potenziali devastazioni della sciagurata iniziativa. I Comitati si schierarono. Venezia si schierò. Con un colpo di mano mio padre riuscì a far pervenire una lettera “ad personam” a tutti i Senatori. La politica si schierò. L’Expo, che di fatto avrebbe anticipato di quindici anni le invasioni barbariche che viviamo adesso, non si fece. L’Unesco in quel caso fu determinante nella salvaguardia della fragilità e della specificità veneziana ma più dell’Unesco furono gli uomini e le donne di Venezia che si schierarono contro alcuni potenti per dire no. Uomini e donne liberi contro la banda dei Soliti Noti.

Eppure non è una bella notizia che l’Unesco voglia abbandonare Venezia. Suona come l’ennesima chiusura alla civiltà, l’ennesimo abbandono alla barbarie, alla politica, all’affaristica senza scrupoli. Nonostante Franco Miracco scriva che l’Unesco granché non ha fatto per Venezia, ricordiamo che oltre a quell’occasione in cui si schierò coi Veneziani, essa ha sempre rappresentato il garante della qualità e della correttezza di qualsiasi lavoro di restauro effettuato nella Città da privati o da istituzioni. Un ruolo non indifferente, che ha reso la sede di Palazzo Zorzi punto di riferimento fondamentale per la salvaguardia di Venezia. Certamente il lungo episodio delle affissioni in area Marciana poteva essere gestito meglio, certamente il progressivo spopolamento poteva essere affrontato con maggiore forza, certamente la crisi della politica meritava qualcosa di più che un commento. ma non si può ridurre a zero il ruolo di Palazzo Zorzi nella salvaguardia della forma di Venezia. Quanto al suo contenuto… ma questa è un’altra storia. E’ una storia che non riguarda solo Palazzo Zorzi, ma tutti i palazzi, tutte le case di Venezia e tutti coloro che vi abitano. I pochi, agguerriti abitanti e gli ancor meno numerosi e ancor più agguerriti che fanno fracasso, si oppongono, difendono, non accettano, chiedono. E sempre più spesso vincono ed ottengono.

Chi andrà a Palazzo Zorzi? Spero qualche altra istituzione alta ed importante: di palazzi Zorzi ridotti ad albergo ce n’è già uno. Basta e avanza. Il sogno è che vi vada gente che, come l’Unesco, come i Comitati Privati, come mio padre e come tanti altri Veneziani di nascita o di elezione che vi han posto piede, si battono per difendere e sostenere la vita di questa nostra Città. I Veneziani liberi.

PIERALVISE ZORZI

Dicono di noi.. 7 febbraio 2015

Alberto Vitucci

Nuova Venezia, 7 febbraio 2015

« Liberi da pregiudizi, bavagli e guinzagli. Liberi di agire, per Venezia » è lo slogan di « LiberaVenezia », associazione civica che intende partecipare insieme al Movimento 25 Aprile alle prossime elezioni. « Vogliamo dare un contributo di cittadini e non di politici di professione », scrivono in una nota , ricordando lo scandalo del Mose e le tante cose sbagliate fatte dalla politica negli ultimi anni.

« Adesso il problema non è tanto il Sindaco, quanto la squadra che ci amministrerà per i prossimi cinque anni », si legge nel comunicato di LiberaVenezia, « in un comune anfibio che si estenderà da Pellestrina a Campalto e la cui città metropolitana andrà da Chioggia a San Michele al Tagliamento ».

Programma in pochi punti, essenziali : macchina comunale da riorganizzare, flussi turistici da programmare, partecipate che devono smettere di essere centri di spesa incontrollati, più attenzione alla laguna. Ma per fare tutte queste cose, continua l’associazione, « una sola persona non potrà bastare, anche fosse Superman. Avere un buon Sindaco è fondamentale, ma un buon Consiglio comunale lo è altrettanto ».

Obiettivo di “LiberaVenezia” è quello di eleggere a maggio un Sindaco integerrimo, ma (anche) di affiancargli una squadra e un Consiglio comunale all’altezza”.

(copyright: Nuova Venezia)

8 febbraio, riapre il Museo del vetro.. e gli appartamenti?

Domani 8 febbraio, a Murano, riapre il Museo del vetro ampliato grazie a finanziamenti UE e comunali (2 milioni di euro) che hanno fra l’altro permesso il ricupero di una porzione delle antiche “Conterie”. La creazione del museo risale al 1861 e alla tenacia dell’Abate Zanetti, in un contesto di crisi che, in quanto a cause e origini, presentava molti punti in comune con il contesto attuale:

http://rialtofil.com/2014/01/15/il-tesoro-ritrovato-parte-quarta-vetri-arsenico-e-segreti/

Con questa pagina inauguriamo “l’angolo delle buone notizie”, dove cercheremo di cogliere i piccoli segni che fanno ben sperare, per il futuro di Venezia e delle sue isole. Darne conto sarà anche uno stimolo per porci qualche domanda su ciò che ancora non va: ad esempio, gli altri lotti del “progetto Conterie”, che prevede edifici residenziali e potrebbe ospitare decine di famiglie (per un totale di 80 appartamenti, ottimamente collegati con i trasporti pubblici). Mentre l’albergo ha già aperto da due anni e il Museo ampliato riaprirà domani, per la consegna degli appartamenti è ancora nebbia fitta (pur essendo questi ultimati, da quel che ci risulta) ma noi siamo ottimisti e lo ricorderemo “a chi di dovere”. La descrizione del progetto è consultabile qui:

http://www.comune.venezia.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/50703

Nella foto che segue, l’opera del Maestro Fornasier, che di notte illumina la Riva longa (il suo nome storico) all’altezza della fermata “Museo”: quella che potrete utilizzare per una visita a Palazzo Giustinian, custode di sedici secoli di storia del vetro (età romana compresa).

Fornasier

Per concludere, vogliamo ricordare che il Comune è proprietario dell’area da 10 anni, e per la consegna degli appartamenti ci saremmo aspettati una celerità comparabile a quella con cui è stato autorizzato il nuovo albergo. Dal sito ufficiale del Comune:

“Il programma di recupero del complesso delle Conterie, attraverso un’articolata serie di interventi, intende restituire all’isola un’area strategica per la sua centralità. La grande area industriale dismessa situata nel cuore dell’isola di Murano all’incrocio fra il canal Grande e il canale di San Donato, ebbe origine nel 1898 dalla fusione di un gruppo di produttori locali di vetro, già operanti nell’area per la produzione di perle e perline. La fabbrica, tra il 1940 e il 1970, arrivò a occupare più di 3.000 lavoratori e la sua chiusura nel 1993 ha consegnato l’area all’abbandono e al progressivo degrado.

Il Comune di Venezia acquisisce gli immobili nel 1995 e avvia, con una specifica Variante al PRG, la riqualificazione dell’area siglando Protocollo d’intesa con Regione del Veneto e Ministero dei Lavori Pubblici per l’avvio del Programma di Recupero Urbano. Il programma, approvato nel 1997, comprende:
–          un albergo;
–          edifici residenziali da realizzarsi da Comune e Ater;
–          residenza studentesca (successivamente mutata in social housing);
–          l’espansione del Museo del Vetro;
–          edifici produttivi;
–          spazi pubblici e un edificio di interesse collettivo”.

Palazzo Giustinian

Sondaggio in corso: Esserci o non esserci, a queste elezioni?

Ai nostri aderenti l’abbiamo già chiesto, ma vogliamo chiederlo anche all’esterno del gruppo. Dopo che lo scandalo del MoSe ha dimostrato limiti e debolezze trasversali di partiti accomunati solo dall’avidità e da incapacità gestionali, dopo che il commissariamento di Venezia ha scoperchiato l’ampiezza della voragine di bilancio che andrà affrontata nei prossimi mesi, in una situazione che richiederà scelte dolorose da parte di chiunque sia il Sindaco eletto, una domanda sorge spontanea: non è che stavolta sarebbe più saggio affiancargli persone motivate e competenti, a questo povero Sindaco di Venezia che sarà anche (per legge) Sindaco della città metropolitana?

Perché il problema non è tanto il Sindaco quanto “la squadra” che ci amministrerà nei prossimi 5 anni, in un Comune anfibio che spazia da Pellestrina a Campalto e la cui città metropolitana si estenderà da Chioggia a San Michele al Tagliamento. Se la macchina comunale va razionalizzata come crediamo, se le partecipate devono smettere di essere centri di spesa incontrollati, se i flussi turistici richiedono una qualche forma di programmazione e via discutendo, è immaginabile che una sola persona possa fare tutto, neanche fosse Superman?

Se i problemi di bilancio sono quelli descritti (in termini apocalittici) dal Commissario Zappalorto, è pensabile che per risolverli basti eleggere un buon Sindaco? Avere un buon Sindaco è fondamentale, ma un buon Consiglio comunale lo è altrettanto.

Come gruppo ci attiveremo perché a maggio venga eletto un Sindaco integro anzi integerrimo, ma se poi i partiti gli imponessero persone inadatte, scelte col “manuale Cencelli delle correnti”,  non rischieremmo forse di avere un Superman dimezzato anzi azzoppato, con le vecchie oligarchie che (cacciate dalla porta) rientrano dalla finestra? Persone inadatte o incapaci non solo nel ruolo di Assessore, ma anche nelle partecipate che hanno sempre considerato come “cosa loro”, mentre sono patrimonio di tutti e gestiscono servizi pubblici essenziali.

Palazzo Barzizza

Lo stato di salute della laguna dipende dallo scambio d’acqua con il mare aperto, in assenza del quale la laguna diventa palude. In laguna si verifica ogni 12 ore, quel ricambio che ne garantisce la salubrità; la politica segue il ciclo di elezioni, che si tengono ogni 5 anni e la necessità di un ricambio è altrettanto evidente, a Ca’ Farsetti. Domanda: e se a candidarsi per un volta fossero anche cittadini che nel loro mestiere hanno dimostrato di saperci fare rischiando i soldi propri, e non soltanto quelli degli altri (i contribuenti)? Padri e madri di famiglia che devono fare i conti con l’aumento di imposte e tariffe e riporterebbero un po’ di buon senso nelle scelte di fiscalità locale che rischiano di strangolare famiglie e imprese?

“Civica” da cives: una lista di cittadini e non di politici di professione, per aiutare tecnocrati e politici dall’interno della “macchina”, suggerire soluzioni innovative ma aderenti alla realtà quotidiana e riportarli con i piedi per terra, ogni tanto, prima che impongano nuove tasse o taglino servizi essenziali mentre magari ci rifilano un altro ponte di Calatrava.

Su questa ipotesi di lavoro vogliamo sondare la città, di qui al primo marzo, con questa domanda: se alle elezioni comunali si presentasse, con un programma e candidati convincenti, quanti di voi potrebbero considerare l’opzione di votare:

Le regole del gioco

ConsiglioComunale

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