LiberaVenezia

Liberi da pregiudizi, bavagli e guinzagli. Liberi di agire, per Venezia.

Archivi per il mese di “marzo, 2015”

Primarie 15 marzo: i risultati

Votanti: 12.888

Felice Casson 7.178 voti pari al 55,62%

Nicola Pellicani 3.147 voti pari al 24,42%

Jacopo Molina 2.573 voti pari al 19,96%

7marzo2015

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Venezia e isole, quanti siamo? Aggiornamento 12 marzo

Palazzo Barzizza

Santa Croce 5068

San Marco 3849

Dorsoduro 6602

San Polo 4721

Castello 11995

Sant’Elena 1869

Cannaregio 16043

Totale sestieri

50.147

Giudecca 4560

Sacca Fisola 1482

Isola di San Giorgio 5

Totale comprensivo delle isole della Giudecca e Sacca Fisola:

56.194

ISOLE

Murano 4430

Burano 2534

Sant Erasmo 688

Mazorbo 287

Mazorbetto 2

Vignole 60

Torcello 16

Totale città insulare

64.211

LITORALE

Lido14657

Alberoni 1019

Malamocco 1013

 Pellestrina 3803

Totale generale

84.703

Foto: Marco Gasparinetti

Elaborazione dati: Paolo Apice

Le canular du Théâtre Goldoni

70 anni fa.. la beffa del Goldoni (12 marzo 1945)

Olia i Klod

Arcalli, Turcato et Chinello

L’évènement est souvent considéré comme le plus fameux incident de la résistance vénitienne, il a été planifié et organisé par Giuseppe Turcato, dit “Marco”, au centre, avec les lunettes sur la photo ci-dessus, le stratège et chef politique de la Brigade Garibaldi.

Tous les partisans qui ont participé à ce coup étaient communistes de la Brigata Biancotto, Giovanni Citton et Otello Morosini étaient revenus des combats près de Cansiglio, Ivone Chinello était également présent…

L’action était initialement prévue le 11 mars 1945, mais en raison d’un raid aérien, le théâtre à été évacué, et les partisans ont donc décidé d’agir dès le lendemain.

Depuis quelques jours, au théâtre Goldoni, la troupe de Elena Zareschi et Nino Crisman (Elena Zareschi était une confidente des services secrets nazis) présentait la pièce de Luigi Pirandello : Vestire gli ignudi (Vêtir ceux qui sont nus écrite entre avril et mai 1922)

Elena Zareschi, photo d'Anna Lazzareschi

Le théâtre…

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Venezia, location e basta? L’editoriale di Riccardo Domenichini

Fenice

“Arrivo alle sette di sera morto di stanchezza, corro alla Scala”. È il 24 settembre 1816 e Milano, la prima delle capitali italiane che il trentatreenne Stendhal si accinge a visitare in un viaggio da lungo tempo sognato, schiude le proprie porte al non ancora illustre visitatore e si presenta a lui non con strade o parchi, regge o monumenti, ma con il più celebre dei suoi teatri. La Scala è il luogo in cui l’immagine più vera e più viva della città gli si manifesta con totale evidenza: “Il teatro della Scala è il salotto della città. Ci si riunisce soltanto lì; non si riceve in nessuna casa. Ci vedremo alla Scala, è frase corrente per ogni genere d’affari. Il primo colpo d’occhio fa venire le vertigini. Sono in estasi mentre scrivo queste righe”. Questa città del sogno che accoglie il giovane francese non è un immobile paesaggio ma un organismo vivente, il prodigioso risultato della naturale simbiosi fra la città costruita e la sua gente, che la abita e la rende unica e diversa da ogni altra.

Per secoli Venezia si è offerta ai foresti che da sempre ne hanno fatto la più cosmopolita delle capitali europee con un’immagine nella quale componente architettonica e componente umana sono stati elementi inscindibili uno dall’altro. Neppure la grande pittura, che nel Settecento diffuse questa immagine nel mondo, pensò mai di fare a meno dei suoi abitanti, fossero le mille “macchiette” di una veduta di Canaletto o i protagonisti di una scena di genere di Pietro Longhi. Veneziani affollavano la Sensa e il Redentore, gli ingressi degli ambasciatori, le regate che accoglievano principi e re, gli spettacoli offerti all’Arsenale per mostrare (e che la cosa servisse da monito) l’eccezionale abilità delle maestranze della Repubblica nell’assemblare con sbalorditiva velocità i pezzi di una nave intera. Venezia era poi città di teatri d’opera e di commedia, per tutti i gusti e tutte le tasche, di ospedali e chiese nei quali fioriva una vita musicale ininterrotta. L’abbondanza di offerta che oggi chiameremmo “culturale” in senso più lato lasciava sbalorditi i viaggiatori, ai quali la città schiudeva (non senza interesse, naturalmente) le porte dei suoi luoghi più prestigiosi con una generosità degna di un benigno monarca metastasiano. Mai, si ammirasse da una riva il passaggio di fantasmagoriche bissone, si ascoltassero le putte della Pietà o un qualche Alessandro nell’Indie al San Giovanni Grisostomo, Venezia derogava dal suo ruolo di splendida padrona di casa, certamente inimmaginabile senza la sua stupefacente componente ambientale ed architettonica ma anche impensabile senza la presenza di quel suo popolo che la rendeva un caleidoscopico, brulicante organismo vivente.

Quasi tutto questo, lo sappiamo, è morto nel 1797, la storia ha fatto il suo corso e non vale la pena crogiolarsi nell’improduttivo rimpianto. Potrebbe anzi quasi sembrare che dal punto di vista dell’offerta culturale la città di oggi abbia conservato, mutatis mutandis, quel ruolo di attore di primissimo piano che storicamente le appartiene da secoli. In fondo c’è la Biennale, che con arte architettura cinema musica e teatro copre quasi ogni campo dello scibile, c’è la Fenice, ci sono le grandi mostre, i musei. Anzi, ci viene detto con una frequenza che inizia a divenire preoccupante che l’intera città è un museo. Questa immagine mette i brividi: un museo può essere un posto meraviglioso, ma una città non può essere un museo, a meno che non si chiami Pompei, Petra o Macchu Picchu. A meno che, per dirla breve, non sia una città morta.

Rifiutiamoci quindi di considerare Venezia un museo, ostiniamoci anzi a tenerla per un corpo vivo, seppure in pessima salute, e proviamo a chiederci se c’è qualcosa che differenzia la Venezia crogiolo culturale del mondo di oggi dalla Venezia crogiolo culturale del mondo di allora. Naturalmente c’è, e sostanziale: quella Venezia era viva, questa è una scatola vuota o che si finge vuota, artificiosamente riempita di iniziative (“eventi”, parola orribile) che sempre più trovano le proprie ragioni al di fuori di essa, e sempre più nell’ambito così poco culturale della redditività economica.

Perché Venezia, diciamocelo, è una prestigiosissima location.

La città di oggi ha trasformato i propri cinema in supermercati, pizzerie o negozi di borse, oppure li tiene semplicemente lì, le serrande abbassate da anni, abbandonati all’incuria. Il Teatro del Ridotto (da farsi venire le lacrime agli occhi ogni volta che si transita in calle Vallaresso) è la sala da pranzo di un albergo mentre, risorta ancora una volta dalle sue ceneri, la Fenice cerca di convincerci di essere sempre la stessa. Ciascuno di coloro che prima della tragedia erano suoi ospiti abituali sa però che non è così, e non solo perché nessuna copia, per quanto perfetta, è l’originale. Ridotti a una colonia di troppo pochi esemplari, i veneziani non possiedono il peso specifico necessario per poter essere presi in considerazione nei meccanismi economici che stanno guidando il processo di sfruttamento intensivo della città, ai quali Venezia è funzionale solo in quanto marchio e sfondo. Nella logica del “grande evento” e della sua congenita propensione all’elefantiasi non rientrano i concetti di appropriatezza e sostenibilità e tutto deve essere sempre più grande, invasivo e, di conseguenza, redditizio.

Ecco così le megamostre “vai-e-sbanca” cacciate a forza dentro Palazzo Ducale, totalmente estranee a una gloriosa tradizione di esposizioni che nei decenni ha dato contributi fondamentali alla storia degli studi sulla pittura veneta. Ecco le Biennali sempre più lunghe e sempre più invasive, sei mesi di blocco totale dei Giardini e di parti sempre più consistenti dell’Arsenale che pongono un’ipoteca inspiegabilmente inderogabile anche per il resto dell’anno. Ecco il Festival del Cinema, che usa la città come terra di attraversamento delle orde di cinefili con tessera al collo che per dieci giorni vanno e vengono dal Lido e al quale inoltre Venezia deve la scandalosa vicenda del Palazzo del Cinema. Ecco i fallimentari concerti in Piazza San Marco degli anni passati, ecco soprattutto il Carnevale, grottesco scimmiottamento di una tradizione gloriosa ma morta e sepolta calato dall’alto, gestito altrove e destinato unicamente al turismo e allo sfruttamento economico più spietato.

Ecco la Fenice, consegnata all’invadenza delle agenzie turistiche e dei pacchetti tutto compreso, che fanno sì che l’americano caciarone e disinteressato che ti siede a fianco e se ne va a metà dell’atto costringendo tutta la fila ad alzarsi, abbia sicuramente sganciato meno della metà dei 165€ che hai pagato tu, un bel gruzzolo e più del doppio di quanto costa, per dire, un analogo biglietto alla Deutsche Oper di Berlino. Una volta ti sentivi a casa, alla Fenice, come quei milanesi nella loro Scala. Non ci andavi certo tutte le sere come loro ma tante, tante volte in un anno, anche più volte a vedere lo stesso spettacolo e come quei milanesi conoscevi un po’ tutti, conoscevi le maschere, le signore del guardaroba e soprattutto lo zoccolo duro del pubblico, quello con cui ti ritrovavi sera dopo sera e con cui avevi anche condiviso lunghe file alla biglietteria. Persino qualche nottata, in coda su quei gradini a San Fantin. Oggi ci dicono che siamo troppo pochi, e che per forza di cose il teatro deve proiettarsi verso il mercato esterno. Sarà per questo che al posto delle maschere ci sono le hostess e che un pezzo del foyer è diventato bookshop, inutile anglicismo per mascherare il più corretto: bottega di carabattole. Sarà tutto vero, ma è anche un po’ per questo che quello che era il più bel teatro del mondo si è trasformato per noi in un luccicante cofanetto senz’anima. Una delle infinite, splendide location di questa città.

Incontro pubblico del 7 marzo – i materiali di lavoro

7marzo2015

Foto: Stefano Barzizza

Nella foto, in senso orario: Marco Gasparinetti, Giovanni Pelizzato, Felice Casson, Carlo Beltrame e Veronica Scarpa

LiberaVenezia e Gruppo25Aprile

Incontro pubblico 7 marzo 2015

Documento di lavoro numero 2 :

Arrestare lo spopolamento. La questione case

  1. Premessa: i dati sullo spopolamento dei sestieri

Sestieri + Giudecca

Nel 1965: 123.733

Nel 1975: 104.206

Nel 1985: 86.072

Nel 2015: 56.344 con una perdita media di 1.000 residenti all’anno negli ultimi 30 anni.

I “resistenti” al 4 marzo 2015:

56.281 così suddivisi

Santa Croce 5.063

San Marco 3.841

Dorsoduro 6.629

San Polo 4.727

Castello 12.081

Sant’Elena 1.870

Cannaregio 16.074

Totale sestieri: 50.285

Giudecca 4.566

Sacca Fisola 1.493

Totale 6.059

Totale generale comprensivo delle isole della Giudecca e Sacca Fisola: 56.344

  1. I termini del problema

A nostro modo di vedere, il problema principale è rappresentato dalla richiesta turistica che sottrae spazio alla residenzialità e, in assenza di interventi correttivi immediati, è inevitabilmente destinata a svuotare la città dei suoi ultimi abitanti. Un ruolo essenziale deve essere svolto dall’edilizia pubblica per garantire ad ogni fascia sociale l’accesso ad un diritto primario, diritto garantito anche nella Costituzione italiana. Come gruppo riteniamo che sul problema “casa” inteso nel senso più ampio la sinergia fra pubblico e privato sia essenziale e strategica:

A) Il settore pubblico deve farsi carico delle fasce più deboli, ma anche intervenire con la leva fiscale incentivando determinati comportamenti di mercato e disincentivandone altri.

B) Il privato non va vessato, ma controllato in modo non invasivo: costituisce il principale motore per l’inversione di tendenza ricercata, nel rispetto dell’economia di mercato e utilizzando la leva di cui al punto A. Parallelamente, devono urgentemente essere attuate misure di semplificazione amministrativa che rendano più umano il rapporto con la pubblica amministrazione, introducendo tempi certi nella definizione dei procedimenti.

C) Il solo aumento di case non comporta automaticamente un incremento dei residenti in una città: è necessario aumentare anche le opportunità di lavoro così da attrarre nuovi residenti o residenti di ritorno (v. scheda tecnica “Arsenale”).

  1. Edilizia pubblica

Il patrimonio pubblico non può più essere alienato (è stato pagato e viene pagato dalla collettività; in quanto tale, può solo essere amministrato) e tantomeno, com’è sovente successo, svenduto al privato, spesso per arginare buchi di bilancio e non destinato, come dovrebbe essere, alla realizzazione di nuovi interventi pubblici; tutto ciò premesso, si afferma con forza la necessità di VALORIZZARE il patrimonio esistente nei seguenti modi:

– formazione di una commissione congiunta per un’azione sinergica Comune – ATER;

– analisi dettagliata del patrimonio pubblico esistente (comunale ed ATER);

– analisi dei costi necessari a rendere progressivamente agibili tutti gli appartamenti, unità immobiliare per unità immobiliare (manutenzione ordinaria – manutenzione straordinaria – restauro – ristrutturazione);

– liberalizzazione dei cambi d’uso atti ad incrementare la residenza, pubblica e privata, e corsia preferenziale ai frazionamenti per immobili di grande taglio dimensionale, il tutto nel rispetto dei vincoli urbanistici ed architettonici, con drastico abbattimento degli oneri e delle tempistiche ed imposizione di un vincolo almeno decennale con stipula di convenzione (vedi Legge Speciale per Venezia);

– incrementare e promuovere il Social Housing, portando a compimento i cantieri già avviati (esempio: Conterie Murano) intervenendo con meccanismi sanzionatori sulle situazioni di ritardo o degrado (esempio: ex Scalera alla Giudecca) e individuando altre aree idonee allo sviluppo di nuovi progetti;

Parallelamente sono a nostro parere necessari:

– un’energica azione politica mirante al riottenimento dei fondi in conto interesse e conto capitale di cui alla Legge Speciale per Venezia;

– la ripresa dei nuovi interventi di edilizia pubblica a completamento di quanto già cantierato e la progettazione di quanto realizzabile anche e soprattutto con contributo privato; a questo proposito si ritiene che il primo intervento sull’area Jungans (non i seguenti) possa costituire, per come è stato condotto, dai bandi alla qualità del realizzato, un valido esempio da seguire;

– favorire in ogni modo, anche e soprattutto dal punto di vista immobiliare, l’incremento delle attività commerciali ed artigianali di quartiere;

– promuovere con agevolazioni, sgravi ed adeguate garanzie, la disponibilità del privato a locare i propri immobili attingendo dalle liste editate dal Comune e, per contraltare, disincentivare, rendendo totalmente antieconomico, l’inutilizzo o il sottoutilizzo delle unità abitative;

– valorizzazione e riqualifica dei luoghi simbolo della città, anche e soprattutto se periferici, quali punti di aggregazione e di collettiva memoria delle proprie radici.

  1. Edilizia privata

– permettere ed agevolare il restauro del patrimonio immobiliare condotto dal privato che sia disponibile ad assumersi l’obbligo di residenza, mediante sgravi, corsie preferenziali, riduzione drastica delle tempistiche per l’ottenimento delle autorizzazioni, abbattimento del canone locativo fino al raggiungimento delle cifre impegnate (vedi bandi IRE, riveduti e corretti);

– snellimento di tutta la burocrazia oggi necessaria per l’apertura di qualsivoglia attività legata alla residenza ed al lavoro che, appunto, residenza produce; quindi, possibilità di aprire immediatamente (silenzio-assenso) e definizione di una tempistica certa per la conclusione dei procedimenti;

– snellimento e revisione delle normative edilizie con l’introduzione di importanti deroghe relativamente al centro storico, veneziano e non al fine di agevolare il ricupero del patrimonio immobiliare residenziale e non;

– agevolazioni fiscali per gli affitti di lungo periodo (dai 12 mesi in su) che devono essere resi fiscalmente più convenienti rispetto alle locazioni di tipo turistico, diminuzione drastica delle tariffe e istituzione di contributi per la riqualificazione del patrimonio edilizio a destinazione terziaria e produttiva, sia per le attività in essere che a venire;

– liberalizzazione, con corsia preferenziale, dei cambi d’uso da attività ad attività (intesa come attività economica);

– liberalizzazione frazionamenti delle unità non residenziali, anche con puntuali revisioni delle norme di cui al PRG;

– disincentivazione delle nuove affittanze turistiche che costituiscano sottrazione alla residenzialità, mediante un drastico aumento delle imposizioni e delle tariffe delle società partecipate (esempio: VERITAS) che dovranno anche essere utilizzate al fine di fare emergere il “sommerso” (B&B e affittacamere abusivi) la cui proliferazione negli ultimi anni (complice anche una pessima legge regionale) è sfuggita ad ogni controllo.

– in attesa che questo insieme di misure trovi attuazione e possa quindi dispiegare gli effetti desiderati, una misura transitoria ma “forte” appare indispensabile per frenare l’esodo prima che sia troppo tardi: il blocco dei cambi di destinazione d’uso (da residenziale a turistico-ricettiva o alberghiera) unita al blocco totale dei frazionamenti, se non convenzionati al mantenimento ed all’incremento della residenzialità;

DOMANDE A FELICE CASSON:

  1. Per arrestare lo spopolamento dei sestieri, è necessaria una terapia d’urto che andrà tassativamente attuata nei primi mesi di mandato. Quali sono le Sue proposte in materia di edilizia pubblica, e con quali tempi si impegna ad attuarle?
  2. Qual è la Sua posizione sulle nostre proposte in materia di edilizia privata?

La crozzata del mese

Palma d’oro a Paolo Costa, per l’odierna dichiarazione ripresa dall’ANSA: “stiamo facendo un progetto di recupero lagunare con all’ interno un canale e non viceversa”!

san servolo

La citazione integrale (ANSA 6 marzo):

“Martedi’ presenteremo le integrazioni sull’ impatto ambientale che ci sono state richieste riguardo allo scavo del canale Contorta e potremo cosi’ dimostrare che stiamo facendo un progetto di recupero lagunare con all’interno un canale e non viceversa“. Lo ha reso noto Paolo Costa, presidente dell’ Autorità portuale di Venezia, a margine dell’ apertura del secondo Green Mobility Show, al terminal 103 della stazione Marittima di Venezia”. E ancora: “Con questo progetto (lo scavo di un maxi-canale per le Grandi Navi, NdR) stiamo implementando il piano morfologico della Laguna, che è fermo da tempo, facendo diventare barene e velme delle nicchie ecologiche, una sorta di ‘nursery’ dove ad esempio far crescere pesci ed altri animali tipici dell’ecosistema lagunare”.

Domanda: da quando in qua l’Autorità Portuale è diventata l’Autorità competente in materia di “recupero lagunare”?

A prima vista, i casi sono tre:

A) il Presidente dell’Autorità Portuale mente sapendo di mentire (quel maxicanale che nessuno di noi vuole ha ben altre motivazioni);

B) il medesimo dice la verità (sugli obiettivi dello scavo) e in quel caso non ha nessuna competenza per occuparsene;

C)  con quel progetto di devastare la laguna per poi “ricuperarla”, Paolo Costa è la reincarnazione di quell’Imperatore romano che fece dar fuoco alla città per ricostruirla meglio, dopo l’incendio.

Per chi non conosce la vicenda:

http://iamnotmakingthisup.net/22714/petition-to-halt-the-canale-contorta-solution/

7 marzo, incontro pubblico con Felice Casson

Sabato 7 marzo 2015

alle 10:30

Incontro pubblico

organizzato da

Gruppo25Aprile e LiberaVenezia

con la partecipazione

del Senatore Felice CASSON

 7marzobannerFB

Scoletta dei Calegheri

Campo San Tomà, Venezia

https://www.facebook.com/events/674657879323899/

https://twitter.com/FeliceCasson/status/572761585556557824

Per preparare questo incontro, abbiamo elaborato alcune schede tematiche che verranno rese pubbliche dopo l’incontro. In particolare, al Senatore Casson intendiamo rivolgere domande e proposte sui seguenti temi:

  1. Arsenale, inteso anche come opportunità di insediamento per attività imprenditoriali, artigianali, istituzionali e associative;
  2. Casa e residenzialità (edilizia pubblica e privata);
  3. Mobilità acquea e Parco Laguna Nord;
  4. Salute, sicurezza e decoro urbano;
  5. Commercio, con particolare riferimento alle problematiche di Mestre.

Moderatore:

Marco Gasparinetti

Relatori:

Carlo Beltrame, Veronica Scarpa, René Seindal, Nicola Tognon, Alessandra Regazzi

Interventi:

Paolo Lanapoppi (Italia Nostra), Alice Veronese (Servizio Disabili Sensoriali della Provincia di Venezia)

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