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18 febbraio: lo sbarco dei Pellicani

Prologo: al quartier generale di Galleria Matteotti, una sola domanda era da giorni sulle labbra di tutti: lo varcherà, o non lo varcherà, Nicola Pellicani? Oserà, o non oserà? Non si riferivano al Rubicone ma al braccio di laguna che separa Mestre dal Lido di Venezia e le politiche dell’ACTV hanno ormai reso periglioso quanto uno sbarco in Normandia sotto raffiche di vento che vaporetti vetusti non sono più in grado di sopportare, quali fuscelli in balia dei flutti quando si rompe l’invertitore e all’orizzonte appare una Costa crociere da 130.000 tonnellate di stazza, con il rischio che ai comandi ci sia il figlio segreto di Francesco Schettino.

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Vennero indi consultate le previsioni meteorologiche e quelle degli aùguri, che giurarono e spergiurarono di avere visto uno stormo di pellicani cacciare (verbo sintomatico) tutti i piccioni e i gabbiani dai tetti della città da conquistare, per poi planare trionfanti in Piazza San Marco (Palazzo Ducale) e venne pertanto deciso che lo sbarco avrebbe avuto luogo il 18 febbraio,  mercoledì delle Ceneri e primo giorno della Quaresima, decisamente propizio alla lettura del brano del profeta Gioele nel quale Iddio rivolge al suo popolo  il seguente richiamo alla triste realtà del bilancio comunale in dissesto: «Così dice il Signore: ritornate a me con tutto il cuore, con digiuni, con pianti e lamenti» (Gioele, 2,12).

Ebbe così inizio lo sbarco che avrebbe cambiato il corso della Storia, quello dei fiumi e quello della Borsa: la Borsa merci di Chioggia, da sempre molto sensibile al prezzo del gasolio e alla presenza di nuove specie predatorie in laguna Sud.

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Mercoledì 18 febbraio, dal nostro inviato speciale al Lido di Venezia:

Partita in incognito da Piazzale Roma sotto lo sguardo perplesso di Alessandro Gassman, dopo aver sequestrato un vaporetto ACTV grazie ad un tanko addobbato con le bandiere #chiediaNicola e #chiediaNicolaLIMOB (parola d’ordine: “#l’IMOB non ce l’ha, l’ha dimenticato a casa”), la spedizione che avrebbe cambiato il corso delle primarie toccava terra in prossimità di Piazzale Santa Maria Elisabetta.

Per un tragico malinteso, l’avvertimento di rito del personale di bordo (“attenti al passo”) veniva erroneamente interpretato come riferimento al passo dell’oca con cui i locali esponenti di Forza Nuova avrebbero accolto (a suon di manganellate) il figlio del deputato comunista, secondo una vox populi destituita di fondamento ma sufficiente a mettere in fuga la truppa, poco adusa alle onde spaventosamente alte della laguna, terrorizzata dalla reputazione destrorsa dell’isola e già duramente provata dalla perigliosissima traversata, nonostante le scorte di farmaci per il mal di mare e l’assistenza spirituale di ben tre cappellani militari ai quali, a titolo precauzionale, era stato richiesto di impartire l’estrema unzione al candidato Sindaco prima che mettesse piede sul vaporetto.

Resosi conto di essere rimasto solo, il nostro Eroe dimostrava uno sprezzo del pericolo pari soltanto al sollievo di aver ritrovato qualcosa di simile alla terraferma: si inginocchiava per emulare il nobile gesto di Cristoforo Colombo dopo l’analoga traversata, onde baciare il suolo in segno di ringraziamento. Quale non fu la sua delusione quando, al momento di urlare “terra! terra!” si rese conto che Piazzale Santa Maria Elisabetta era in realtà un’immensa pozzanghera che, come ben noto ai residenti, risulta allagata per 250 giorni all’anno (quando va bene) grazie alla perspicacia degli uffici tecnici comunali.. Il sollievo cedette il posto al panico: acqua ovunque, circondato dall’acqua. Che fare? Abbandonare l’impresa o cimentarsi nell’impossibile?

Fu a quel punto che, circondato dalle onde del pozzangherone alte due centimetri almeno, lo sentirono urlare singhiozzando: “riportatemi a terra, chiamate subito Ceolin, voglio tornare al Palco!”

Tornare a terra, ma come?

Abilmente sobillato dai civatiani infiltrati fra la folla, con Monica Sambo vestita alla marinara e Federica Travagnin in toga da udienza, il personale viaggiante dell’ACTV proclamava uno sciopero ad oltranza anche se non era venerdì, in spregio ad ogni nobile tradizione, ed essendo i marinai in maggioranza chioggiotti, gli osservatori più smaliziati ci videro lo zampino dell’altro candidato “forte”: Felice Casson che di Chioggia è originario.

Per convincere il personale della concorrente (ma non troppo) Alilaguna, generalmente refrattario agli scioperi, scendeva in campo il terzo candidato alle primarie: Sebastiano Bonzio con il megafono delle grandi occasioni, che rivendicava il diritto allo sciopero retribuito con premio di produzione garantito per le giornate di sciopero, accolto da applausi a scena aperta e inni a Che Guevara, con gli Inti Illimani leggermente acciaccati dai reumatismi a dargli manforte su una zattera appositamente noleggiata dagli amici di Forte Marghera.

Che fare, per rientrare a Mestre nonostante il duplice sciopero? Nuotare? Volare?

Fu a quel punto che il perfido Molina, quarto candidato alle primarie e in leggerissimo svantaggio nei sondaggi, ebbe il colpo di genio: quello che avrebbe cambiato per sempre le sorti delle elezioni e con esse quelle della Storia Patria. Appositamente istruiti dal fido Caberlotto, dal pontile del piazzale antistante arrivarono con passo felpato due taxisti d’acqua abusivi, e proposero l’indegno baratto al candidato spiaggiato in terra (anzi in acqua) ostile: “Le serve un taxi?” Gli occhi di Pellicani si illuminarono di immenso: “è il Cielo che li manda” – pensò, prima di udire l’indegna proposta a lui indirizzata dai medesimi: “Per Piazza Barche fanno 850 euro, pagamento anticipato in contanti.. o giuramento immediato di desistenza dalle primarie con dichiarazione di voto in favore del mite e buono Jaci Molina, che Dio lo benedica”.

Il povero Nicola estrasse dal portafoglio 4 carte american express fra cui una platinum placcata d’oro con diamanti incastonati, regalo del padre.. e una dozzina di altre carte di credito tempestate di murrine made in Zelarino, ma non ci fu nulla da fare: diversamente dai taxi di terraferma, quelli d’acqua notoriamente non accettano carte di credito e tanto meno le accettano quelli abusivi.

Infine si arrese all’evidenza: dura lex sed taxi lex.. l‘alternativa era fra una morte certa ed orribile nel pozzangherone di Santa Maria Elisabetta, sotto lo sguardo beffardo del benzinaio Ugo, e un accordo di desistenza in favore dell’ineffabile Molina.

Epilogo: Le Primarie del centro-sinistra persero un candidato valente, i taxisti abusivi guadagnarono un abbonamento gratis all’ACTV che presto rivendettero al mercato nero in cambio di una giacca in simil-pelle con l’effigie di Alessandro Gassman e il numero di telefono della celebre Anna, quella dei “365 giorni in movimento”, la poterono così finalmente contattare e coinvolgere (suo malgrado) nell’escursione da loro intitolata “alla scoperta gotico-romantica della laguna”, con partenza dal Molo 5 (nota discoteca di Porto Marghera) e arrivo notturno al Tronchetto. Andata e ritorno 250 euro, senza ricevuta ma con piccolo sconto per i possessori di carta IMOB.

alessandrogassman

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Venezia brucia, la candidata Governatrice trinca?

Bersani presenta la squadra per le primarie del PD

Continua, alla media di 7 Comuni al giorno (7 come quelli dell’altopiano di Asiago) il “tour del Veneto” della candidata Presidente della Regione Veneto, dalla cui pagina facebook ufficiale sono tratte queste perle di saggezza:

“Il video-racconto del mio ventiseiesimo giorno ‘faccia a faccia con il Veneto’ nei comuni di Castelmassa, Melara, Bergantino, Calto, Ceneselli, Castelnovo di Bariano, Badia Polesine” (14 febbraio)

In accordo con il Governo Renzi, presenteremo a breve un Jobs Act veneto che riguardi tre settori specifici: manifatturiero, artigianato e agricoltura. Ne ho parlato durante il mio ventottesimo giorno ‘faccia a faccia con il Veneto’, nei comuni di Minerbe, Pressana, Roveredo di Guà, Veronella, Cologna Veneta” (16 febbraio).

A lei, candidamente ignara di quanto accade nella città capoluogo della Regione che si è candidata a governare, non ci sentiamo di attribuire colpe, ma è mai possibile che lo “spin doctor” toscano alle cui amorevoli cure è stata affidata (da Matteo Renzi in persona) la sua Campagna elettorale non le abbia ancora segnalato che, mentre lei si si sorbisce i brindisi di rito tanto cari a Oliviero Toscani, Venezia brucia e Ca’ Farsetti è occupata notte e giorno dai dipendenti comunali, da quattro giorni ormai?

Non una parola su Venezia, da chi si candida a governare la Regione Veneto e abbiamo verificato ovunque: rassegna stampa, pagina internet, pagina facebook e twitter.. tempo perso. Agli spin doctors di Partito suggeriamo quindi un utile accessorio, per la campagna della Moretti: la lira, strumento musicale con cui l’imperatore Nerone assisteva compiaciuto all’incendio della sua capitale.. dedicando sonetti alle sette persone del seguito:

http://mattinopadova.gelocal.it/regione/2015/01/16/news/con-dotmedia-una-campagna-low-cost-parla-lo-spin-doctor-di-matteo-renzi-1.10680296

http://corrieredelveneto.corriere.it/veneto/notizie/politica/2014/3-dicembre-2014/dopo-bufera-moretti-cambia-si-affida-all-agenzia-renzi-230665988660.shtml

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