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Incontro pubblico del 7 marzo – i materiali di lavoro

7marzo2015

Foto: Stefano Barzizza

Nella foto, in senso orario: Marco Gasparinetti, Giovanni Pelizzato, Felice Casson, Carlo Beltrame e Veronica Scarpa

LiberaVenezia e Gruppo25Aprile

Incontro pubblico 7 marzo 2015

Documento di lavoro numero 2 :

Arrestare lo spopolamento. La questione case

  1. Premessa: i dati sullo spopolamento dei sestieri

Sestieri + Giudecca

Nel 1965: 123.733

Nel 1975: 104.206

Nel 1985: 86.072

Nel 2015: 56.344 con una perdita media di 1.000 residenti all’anno negli ultimi 30 anni.

I “resistenti” al 4 marzo 2015:

56.281 così suddivisi

Santa Croce 5.063

San Marco 3.841

Dorsoduro 6.629

San Polo 4.727

Castello 12.081

Sant’Elena 1.870

Cannaregio 16.074

Totale sestieri: 50.285

Giudecca 4.566

Sacca Fisola 1.493

Totale 6.059

Totale generale comprensivo delle isole della Giudecca e Sacca Fisola: 56.344

  1. I termini del problema

A nostro modo di vedere, il problema principale è rappresentato dalla richiesta turistica che sottrae spazio alla residenzialità e, in assenza di interventi correttivi immediati, è inevitabilmente destinata a svuotare la città dei suoi ultimi abitanti. Un ruolo essenziale deve essere svolto dall’edilizia pubblica per garantire ad ogni fascia sociale l’accesso ad un diritto primario, diritto garantito anche nella Costituzione italiana. Come gruppo riteniamo che sul problema “casa” inteso nel senso più ampio la sinergia fra pubblico e privato sia essenziale e strategica:

A) Il settore pubblico deve farsi carico delle fasce più deboli, ma anche intervenire con la leva fiscale incentivando determinati comportamenti di mercato e disincentivandone altri.

B) Il privato non va vessato, ma controllato in modo non invasivo: costituisce il principale motore per l’inversione di tendenza ricercata, nel rispetto dell’economia di mercato e utilizzando la leva di cui al punto A. Parallelamente, devono urgentemente essere attuate misure di semplificazione amministrativa che rendano più umano il rapporto con la pubblica amministrazione, introducendo tempi certi nella definizione dei procedimenti.

C) Il solo aumento di case non comporta automaticamente un incremento dei residenti in una città: è necessario aumentare anche le opportunità di lavoro così da attrarre nuovi residenti o residenti di ritorno (v. scheda tecnica “Arsenale”).

  1. Edilizia pubblica

Il patrimonio pubblico non può più essere alienato (è stato pagato e viene pagato dalla collettività; in quanto tale, può solo essere amministrato) e tantomeno, com’è sovente successo, svenduto al privato, spesso per arginare buchi di bilancio e non destinato, come dovrebbe essere, alla realizzazione di nuovi interventi pubblici; tutto ciò premesso, si afferma con forza la necessità di VALORIZZARE il patrimonio esistente nei seguenti modi:

– formazione di una commissione congiunta per un’azione sinergica Comune – ATER;

– analisi dettagliata del patrimonio pubblico esistente (comunale ed ATER);

– analisi dei costi necessari a rendere progressivamente agibili tutti gli appartamenti, unità immobiliare per unità immobiliare (manutenzione ordinaria – manutenzione straordinaria – restauro – ristrutturazione);

– liberalizzazione dei cambi d’uso atti ad incrementare la residenza, pubblica e privata, e corsia preferenziale ai frazionamenti per immobili di grande taglio dimensionale, il tutto nel rispetto dei vincoli urbanistici ed architettonici, con drastico abbattimento degli oneri e delle tempistiche ed imposizione di un vincolo almeno decennale con stipula di convenzione (vedi Legge Speciale per Venezia);

– incrementare e promuovere il Social Housing, portando a compimento i cantieri già avviati (esempio: Conterie Murano) intervenendo con meccanismi sanzionatori sulle situazioni di ritardo o degrado (esempio: ex Scalera alla Giudecca) e individuando altre aree idonee allo sviluppo di nuovi progetti;

Parallelamente sono a nostro parere necessari:

– un’energica azione politica mirante al riottenimento dei fondi in conto interesse e conto capitale di cui alla Legge Speciale per Venezia;

– la ripresa dei nuovi interventi di edilizia pubblica a completamento di quanto già cantierato e la progettazione di quanto realizzabile anche e soprattutto con contributo privato; a questo proposito si ritiene che il primo intervento sull’area Jungans (non i seguenti) possa costituire, per come è stato condotto, dai bandi alla qualità del realizzato, un valido esempio da seguire;

– favorire in ogni modo, anche e soprattutto dal punto di vista immobiliare, l’incremento delle attività commerciali ed artigianali di quartiere;

– promuovere con agevolazioni, sgravi ed adeguate garanzie, la disponibilità del privato a locare i propri immobili attingendo dalle liste editate dal Comune e, per contraltare, disincentivare, rendendo totalmente antieconomico, l’inutilizzo o il sottoutilizzo delle unità abitative;

– valorizzazione e riqualifica dei luoghi simbolo della città, anche e soprattutto se periferici, quali punti di aggregazione e di collettiva memoria delle proprie radici.

  1. Edilizia privata

– permettere ed agevolare il restauro del patrimonio immobiliare condotto dal privato che sia disponibile ad assumersi l’obbligo di residenza, mediante sgravi, corsie preferenziali, riduzione drastica delle tempistiche per l’ottenimento delle autorizzazioni, abbattimento del canone locativo fino al raggiungimento delle cifre impegnate (vedi bandi IRE, riveduti e corretti);

– snellimento di tutta la burocrazia oggi necessaria per l’apertura di qualsivoglia attività legata alla residenza ed al lavoro che, appunto, residenza produce; quindi, possibilità di aprire immediatamente (silenzio-assenso) e definizione di una tempistica certa per la conclusione dei procedimenti;

– snellimento e revisione delle normative edilizie con l’introduzione di importanti deroghe relativamente al centro storico, veneziano e non al fine di agevolare il ricupero del patrimonio immobiliare residenziale e non;

– agevolazioni fiscali per gli affitti di lungo periodo (dai 12 mesi in su) che devono essere resi fiscalmente più convenienti rispetto alle locazioni di tipo turistico, diminuzione drastica delle tariffe e istituzione di contributi per la riqualificazione del patrimonio edilizio a destinazione terziaria e produttiva, sia per le attività in essere che a venire;

– liberalizzazione, con corsia preferenziale, dei cambi d’uso da attività ad attività (intesa come attività economica);

– liberalizzazione frazionamenti delle unità non residenziali, anche con puntuali revisioni delle norme di cui al PRG;

– disincentivazione delle nuove affittanze turistiche che costituiscano sottrazione alla residenzialità, mediante un drastico aumento delle imposizioni e delle tariffe delle società partecipate (esempio: VERITAS) che dovranno anche essere utilizzate al fine di fare emergere il “sommerso” (B&B e affittacamere abusivi) la cui proliferazione negli ultimi anni (complice anche una pessima legge regionale) è sfuggita ad ogni controllo.

– in attesa che questo insieme di misure trovi attuazione e possa quindi dispiegare gli effetti desiderati, una misura transitoria ma “forte” appare indispensabile per frenare l’esodo prima che sia troppo tardi: il blocco dei cambi di destinazione d’uso (da residenziale a turistico-ricettiva o alberghiera) unita al blocco totale dei frazionamenti, se non convenzionati al mantenimento ed all’incremento della residenzialità;

DOMANDE A FELICE CASSON:

  1. Per arrestare lo spopolamento dei sestieri, è necessaria una terapia d’urto che andrà tassativamente attuata nei primi mesi di mandato. Quali sono le Sue proposte in materia di edilizia pubblica, e con quali tempi si impegna ad attuarle?
  2. Qual è la Sua posizione sulle nostre proposte in materia di edilizia privata?
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7 marzo, incontro pubblico con Felice Casson

Sabato 7 marzo 2015

alle 10:30

Incontro pubblico

organizzato da

Gruppo25Aprile e LiberaVenezia

con la partecipazione

del Senatore Felice CASSON

 7marzobannerFB

Scoletta dei Calegheri

Campo San Tomà, Venezia

https://www.facebook.com/events/674657879323899/

https://twitter.com/FeliceCasson/status/572761585556557824

Per preparare questo incontro, abbiamo elaborato alcune schede tematiche che verranno rese pubbliche dopo l’incontro. In particolare, al Senatore Casson intendiamo rivolgere domande e proposte sui seguenti temi:

  1. Arsenale, inteso anche come opportunità di insediamento per attività imprenditoriali, artigianali, istituzionali e associative;
  2. Casa e residenzialità (edilizia pubblica e privata);
  3. Mobilità acquea e Parco Laguna Nord;
  4. Salute, sicurezza e decoro urbano;
  5. Commercio, con particolare riferimento alle problematiche di Mestre.

Moderatore:

Marco Gasparinetti

Relatori:

Carlo Beltrame, Veronica Scarpa, René Seindal, Nicola Tognon, Alessandra Regazzi

Interventi:

Paolo Lanapoppi (Italia Nostra), Alice Veronese (Servizio Disabili Sensoriali della Provincia di Venezia)

Arsenale: quale futuro? di Carlo Beltrame

Terzo tassello del mosaico che nelle prossime settimane darà forma concreta ai 7 punti enunciati nel nostro comunicato stampa del 4 febbraio: dopo l’editoriale di Pieralvise Zorzi su Palazzo Zorzi e quello sugli 80 appartamenti delle “Conterie”, ospitiamo l’intervento di Carlo Beltrame sul futuro dell’Arsenale, intorno al quale si giocano molte delle opportunità di rilancio cittadino, inteso anche come creazione di posti di lavoro suscettibili di creare residenza: perché la residenzialità non è solo una questione di case ma anche di servizi e opportunità lavorative.

Arsenale, quale futuro?

Il prossimo sindaco, tra le tante cose, dovrà affrontare seriamente anche la questione Arsenale. L’Arsenale è una grossa fetta della città dimenticata da troppo tempo e ancora in buona parte inacessibile alla cittadinanza. Della necessità di ridare vita allo storico cuore industriale di Venezia, con proposte e idee non sempre condivisibili, si parla da decenni ma nemmemo l’onda di entusiasmo dei primi anni del 2000 (ricordo il convegno del 2002 con la pubblicazione dei relativi atti Arsenale e/è museo) che proponeva la creazione di un grande museo del mare è arrivata a nulla. Il risultato di quella stagione fu un bando europeo della Marina Militare, con richieste assolutamente insostenibili, andato deserto. Da lì poi si è spento tutto e i progetti su cui avevano lavorato molti professionisti ed esperti (coordinati dall’architetto Mario Dalla Costa) per conto della Marina ma gratuitamente e con passione, sono stati riposti in un cassetto. Insostenibilità economica del progetto, mancati accordi istituzionali o mancanza di volontà politica? Forse un po’ di tutto. Fatto sta che si è persa una grande occasione in un periodo non ancora toccato dalla crisi economica che ora ci attanaglia e che qualcuno alla fine si sarà sfregato le mani. D’altronde anche allora i nemici del museo e chi definiva la Vespucci “un ferro rotto” non degno di entrare in Arsenale non mancavano e qualcuno non si vergognava di pronunciarsi pubblicamente.

Con la nuova amministrazione, sulla scia anche di quanto di buono aveva avviato Giorgio Orsoni, di intesa con la Marina, la prima cosa minima da fare è l’apertura permanente al pubblico, l’organizzazione di guide specializzate e la predisposizione di un punto informativo con bookshop. L’Arsenale deve diventare un percorso alternativo all’area marciana, alleggerendola dal flusso turistico con positive ricadute economiche in una zona periferica ai grandi flussi. Per il rilancio dell’Arsenale va fatto un grande progetto culturale che intercetti fondi europei e, con le dovute cautele, privati. L’Arsenale deve diventare uno straordinario parco archeologico, un museo all’aperto e una cittadella della ricerca nel settore della scienza del mare – ma non solo. A fianco delle attività culturali-museali vanno ospitate attività artigianali: va incentivato l’insediamento della cantieristica e di altre attività compatibili e bisognose di quei grandi spazi che solo l’Arsenale sa offrire.

In questo grande progetto culturale vanno coinvolti gli atenei cittadini nella prospettiva di una cittadella della ricerca nel settore degli studi sul mare e sulla cultura marittima. In questo senso il CNR, con l’insediamento dell’ISMAR, e la Marina, con l’insediamento dell’Istituto Studi Militari Marittimi, hanno già fatto il loro ed ora si tratta di affiancare queste istituzioni con altre realtà compatibili con questo straordinario tempio della storia marittima del mediterraneo e primo complesso industriale della storia. E’ possibile che le tese che hanno ospitato le galeazze, protagoniste assolute della vittoria di Lepanto, siano semi-abbandonate, non visitabili e quasi sconosciute ai più? è possibile che delle più importanti fonderie europee di artiglierie del Cinquecento si sia persa memoria, ridotte a spazio secondario della Biennale? è possibile che la tesa che ha ospitato per secoli il Bucintoro sia chiusa? Qualsiasi paese con un patrimonio storico del genere vi avrebbe già costruito un parco museale tutt’attorno. Quello che s’è fatto fino ad ora è solo ospitarvi la ridicola ricostruzione in bulloni di una sezione del Bucintoro, insulto alla storia di questa città, ereditata da un imprenditore che, prima di “emigrare”, si era messo in testa di ricostruire un vero Bucintoro … a motore. Venezia e l’Arsenale non sono Disneyland e non possono accettare operazioni come questa.

CarloBeltrameArsenale

La Marina fino ad oggi ha il grande merito di aver tutelato una buona parte dell’Arsenale dal peggio, di averlo preservato e presidiato dalle mire e dagli appetiti di politici e imprenditori con idee spesso incompatibili con un luogo sacro per la storia di Venezia e del Mediterraneo in genere, ma è arrivato il momento di ridare a questo spazio quella vita che la Marina è in grado di garantire ormai solo in parte. Le condizioni di abbandono non sono più accettabili e l’inaccessibilità di questo spazio, peraltro frazionato in maniera del tutto antistorica è un delitto. Anche l’uso che ne fa, nel bene e nel male, la Biennale con il tempo andrà superato per ridare la necessaria unitarietà al complesso industriale.

Non si può più continuare a privarne la vista alla cittadinanza e al turista. Piuttosto questo spazio va visto come una grande occasione anche economica per la città, ma solo con proposte compatibili. Andrà quindi pensato un comitato di esperti, coordinato dalle istituzioni preposte alle tutela, in grado di dettare le regole per la sua salvaguardia oltre che proporre idee per la sua valorizzazione. No quindi a qualsiasi speculazione incompatibile, sì allo sviluppo in senso culturale di una risorsa unica al mondo. Le ricadute di quest’operazione, oltre che ovviamente culturali, sono posti di lavoro e un notevole indotto per il sestiere di Castello e per tutta la città.

Carlo Beltrame

Insegna Metodologia della Ricerca Archeologica e Archeologia marittima a Ca’ Foscari.

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Note:

  1. Al punto 4 del nostro primo editoriale (“Primavera in arrivo”), abbiamo indicato che: “Ai candidati Sindaco non chiederemo a quale corrente PD o PDL appartengono, ma quali posti di lavoro di qualità sia possibile creare a Venezia, sfruttando l’enorme potenziale dell’Arsenale che per secoli ne è stato il cuore produttivo, e quello di un Parco della laguna nord che non può diventare un museo pieno di vincoli decisi altrove, ma un luogo vivo i cui residenti devono poter circolare con le loro imbarcazioni e poter offrire qualcosa di diverso dal turismo di massa che ha rovinato Venezia: un turismo di qualità con una nuova categoria di licenze per il trasporto acqueo di persone, all’interno del costituendo Parco della laguna i cui regolamenti attuativi devono essere adottati nei prossimi mesi, e nel cui ambito potranno essere favorite nuove attività portatrici di lavoro per chi la conosce e la rispetta, la nostra Laguna”: https://liberavenezia.org/2015/02/04/libera-le-energie-vive-di-venezia/
  2. La battaglia per la restituzione dell’Arsenale alla città ha visto attivi molti di noi (molti di noi erano presenti anche alla manifestazione del 29 ottobre 2012) e nessuno ne può o vuole rivendicare una sorta di rappresentanza “esclusiva”, proprio perché è una di quelle battaglie che dovrebbero vedere la città unita come lo è stata in quell’occasione, consapevole del fatto che ad essere in gioco è il suo futuro. Ovvio che quando dalla petizione di principio si passa a discutere le opzioni concrete di utilizzo possano emergere sensibilità diverse, ma quello che conta è poterne discutere e deliberare nell’interesse comune, senza forzature come quelle che vorrebbero il futuro dell’Arsenale deciso prima ancora delle prossime elezioni comunali. Per approfondire i termini della vicenda si rinvia al sito ufficiale del Comune:

http://arsenale.comune.venezia.it/?page_id=402

e al Gruppo tematico che riunisce alcune delle associazioni attive su questo fronte:

https://www.facebook.com/groups/futuroarsenale/

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