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Museo Correr: fenomeni di dissolvenza di memorie veneziane.

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Prologo: A.D. 1496

Se in un qualche giorno dell’Anno Domini 1496 avessimo potuto sorvolare Piazza San Marco, avremmo avuto la fortuna di assistere ad uno spettacolo maestoso e altamente significativo: lo snodarsi di una lunga processione che, con solenne lentezza, attraversa la Piazza. Tutt’intorno il sovrapporsi ed il confondersi di mille suoni di strumenti e di voci, l’occhio si sarebbe soffermato sulla porpora austera dei magistrati o sulle vaste chiazze candide dei prelati coi loro paramenti; qua e là l’opulento broccato dei mercanti e dei nobili si sarebbe alternato al panno dei popolani. Un gran numero di uomini e donne sono affacciati alle finestre e ai balconi delle procuratie ad osservare lo spettacolo.

La Processione pare scaturire dalla Porta della Carta, al cui esterno si riversa un flusso multicolore e costante di uomini; il corteo procede in linea retta, oltrepassa l’ospizio Orseolo per poi curvare bruscamente verso il cuore della Piazza formando un angolo retto… Un baldacchino transita in corrispondenza del portale maggiore della Cappella dogale, mentre la testa di questa lunga teoria di partecipanti pare quasi arrestarsi sulla sinistra, contro un muro bianco, compatto, ordinato di uomini allineati come soldati dietro i propri vessilli. Una fugace brezza muove in maniera quasi impercettibile le grandi bandiere di porpora e oro sui pili, alle finestre e sui balconi. Sullo sfondo la Basilica, viva e scintillante coi suoi mosaici, i cavalli, le numerose sculture e i suoi marmi policromi.

Una Città viva, una Piazza viva, sede con Rialto e l’Arsenale delle molteplici funzioni necessarie alla sopravvivenza e allo sviluppo della comunità. Una comunità in cui a ciascuno spetta un posto, così come gli spetta nelle numerose processioni che si svolgono ogni anno, secondo antiche norme che affondano le loro radici in un tempo remoto. Certo, vi sono differenze sociali e anche molto marcate, ma la Comunità tende a includere per quanto possibile e nessuno si sente estraneo alla Città e alle sue leggi. Magari critico ma non estraneo.

Nella piazza convergono al contempo le suggestioni sacre e le Istituzioni civili: è il centro pulsante di un Popolo forte e vigoroso, ricco e capace, consapevole e orgoglioso del proprio valore. Nonostante l’intensità del momento, si sarebbe avvertita una sensazione di serenità, di ordine razionale: è un rito collettivo cui nessuno si sottrae perché in esso si specchia l’intero microcosmo cittadino; c’è un idem sentire, una tradizione comune, una storia condivisa da innumerevoli generazioni. Domani ognuno di quegli uomini potrà ripartire per combattere nel Levante, commerciare ad Alessandria, gestire un Monastero in Terraferma, scoprire Capo Verde o il Canadà, ma ciascuno di essi si sentirà sempre e comunque, innanzi tutto Veneziano…

http://commons.wikimedia.org/wiki/Category:Procession_in_piazza_San_Marco_by_Gentile_Bellini?uselang=it#mediaviewer/File:Gentile_Bellini_004.jpg

19 febbraio 2015, primo pomeriggio.

Un singolare brusio accoglie il nostro ingresso nella Piazzetta dei Leoncini. Uscendo dalla calle della canonica appare di fronte a noi un’allegra folla disordinata che si divide in mille rivoli per poi aggregarsi improvvisamente in masse compatte, destinate a separarsi ancora senza che vi sia una ragione apparente. Le strutture architettoniche della Piazza rappresentano il limite fisico e il coreografico contenitore all’interno del quale si muove la folla. Singoli individui, coppie, gruppi si muovono, si fotografano, si siedono al caffè, curiosano, si addentrano nei portici delle procuratie o sbucano improvvisamente da dietro una colonna. Apparentemente un tourbillon continuo, un moto perpetuo. In realtà un’occhiata appena più attenta consente di individuare subito dei punti fissi: un cospicuo numero di abusivi africani e asiatici che presidiano con professionalità la Piazza, sufficientemente distanziati l’uno dall’altro per non intralciarsi in maniera accidentale mentre protendono i loro supporti per le macchine fotografiche verso il banco di turisti da cui, talvolta, si stacca qualche esemplare più coraggioso attirato dall’offerta e dalle notevoli prospettive che essa offre.

Involontariamente mi si arcua il sopracciglio sinistro: sinora mai avevo visto una simile massiccia invasione di abusivi in Piazza San Marco. Ogni veneziano conosce la scarsa efficacia dei provvedimenti presi in tal senso dall’Autorità locale nelle ultime decadi; parecchi cittadini non lo ritengono un gran problema, ma i più avvertono in questo fenomeno una forma subdola di violenza che viene sistematicamente attuata verso la città e loro stessi. Di sicuro posso dire che, mentre attraversavamo la Piazza, non siamo riusciti a individuare una forma di controllo che fosse una; il che potrebbe significare che, al di là dell’ormai cronica perdita di funzioni della Piazza, assistiamo anche ad un’autentica abdicazione dal proprio ruolo da parte di chi dovrebbe garantire la legalità: accattoni, guide abusive, venditori di grano, spacciatori dei più eterogenei strafanti e tante altre analoghe figure professionali imperversano.

Col mio amico riflettiamo sulla cosa: dal momento che non possiamo credere che dei dirigenti che raggiungono sempre il massimo della produttività non sappiano che pesci pigliare o non vogliano intervenire, siamo costretti a pensare che il Comune di Venezia abbia ritenuto di riconoscere in qualche modo queste figure professionali alternative. Il mio amico mi guarda vagamente perplesso e imbarazzato.

Ci dirigiamo verso il Museo Correr, fondamentale Istituzione nella vita culturale della Città. Assieme al Palazzo Ducale costituisce ( o dovrebbe costituire) il fulcro espositivo di opere d’arte e collezioni storiche che ricordano la storia e la cultura della Serenissima. È debitore del nome al suo fondatore, Teodoro Correr. Un nobiluomo veneziano che, con la sua instancabile attività. era riuscito negli anni seguente alla caduta della Repubblica, a raccogliere un’enorme quantità di opere artistiche e cimeli veneziani delle più svariate epoche, salvandoli dalla dispersione e costituendo il primo nucleo del Museo. Alla sua morte il Correr decise di lasciare “tutta la sua facoltà … a questa sua Pubblica istituzione, ch’egli pone a tutela della Città di Venezia” (da La Gazzetta di Venezia, 26 febbraio 1830).

Da quel momento il Museo divenne un importante punto di riferimento per studiosi e cittadini e le sue raccolte vennero ampliandosi continuamente grazie ad importanti donazioni o acquisti, come quello effettuato dal Comune di Venezia a fine ‘800 dei cimeli del Doge Francesco Morosini, diventando ben presto uno dei luoghi prediletti di tutti coloro che volevano avvicinarsi alla Storia e alla Civiltà di Venezia.

Eppure, negli ultimi anni, una serie di interventi radicali hanno alterato pesantemente questo ruolo; su iniziativa di alcuni Comitati privati stranieri, se non erro prevalentemente francesi, sono stati restaurati alcuni spazi e allestito un nuovo percorso neoclassico che ha portato alla creazione di una vasta sezione dedicata non tanto a Venezia e alla sua storia quanto agli aspetti e alle forme più palesi della dominazione napoleonica e di quella austriaca: sala da ballo imperiale, una statua di Napoleone Bonaparte che si affaccia sul Salone da ballo, la Sala del trono del Lombardo Veneto, gli appartamenti dell’Imperatrice Sissi (che, se non erro, vi soggiornò circa sei mesi…) e così via…

Questo intervento è stato giustificato con l’assioma per cui tutti gli accadimenti storici avvenuti in un determinato luogo vanno evidenziati e, anzi, celebrati. Per la verità non ho mai incontrato in Cina statue o musei dedicati a qualche imperatore giapponese contemporaneo e non mi risulta neanche che in Polonia qualche Istituzione abbia comprato statue di Stalin o Hitler; mi dicono che persino gli aztechi non hanno ancora commissionato alcuna statua di Carlo V. Ma forse, non sono semplicemente aggiornati sugli ultimi sviluppi della gestione dei musei..

Ad ogni modo, salita la scalinata neoclassica che costituisce l’accesso al Museo, ci soffermiamo brevemente sulla soglia e facciamo un piccolo calcolo: se consideriamo la Storia della Repubblica dalla sua fondazione (vera o presunta) e il fatto che al momento della sua caduta, nel 1797, la Repubblica era stata indipendente per circa un millennio, si può facilmente riscontrare che il periodo napoleonico, quello dell’occupazione austriaca e l’arco di tempo seguente all’annessione italiana, complessivamente considerati, sono ben poca cosa rispetto alla storia della città, anche per l’apporto dato in termini di influenza economica e culturale, eccellenze prodotte e quant’altro.

Ad ogni buon conto col mio amico decidiamo di verificare di persona se davvero il Museo Correr a seguito di questi ed altri interventi stia perdendo la sua anima e i suoi obiettivi istituzionali e con baldo entusiasmo oltrepassiamo la porta a vetri per addentrarci nei misteriosi itinerari del Correr, in primis nei famosi Itinerari neoclassici. [Breve nota: è giusto fare una doverosa precisazione: l’impatto col personale che si occupa dell’accoglienza, della biglietteria e degli altri servizi ai visitatori è positivo. Mentre siamo in coda per i biglietti si dimostrano gentili e professionali con tutti. Più in generale bisogna anche ricordare che c’è una lunga e solida tradizione di professionalità che ha reso possibile il tramandarsi dell’immenso patrimonio culturale del Museo].

Entrati nel grande Salone da ballo finiamo immediatamente nel raggio dello sguardo indagatore dalla famosa statua di Napoleone, scolpita da Banti, che venne acquistata anni addietro in un’asta londinese (Costa sindaco e Romanelli direttore) e ricondotta a Venezia dove nessuno la voleva o l’aveva richiesta; stranamente il suo ritorno fu accompagnato dalle più accese polemiche nei confronti dell’operazione e dei due responsabili dell’acquisto.

http://archiviostorico.corriere.it/2002/gennaio/26/Napoleone_statua_torna_Venezia_co_0_020126556.shtml

In effetti se si pensa all’immenso patrimonio storico-artistico di Venezia e alle esigenze del suo mantenimento, spendere oltre 300.000 euro per una statua del tiranno distruttore della Repubblica, di colui che ne ha fatto scempio e l’ha saccheggiata senza pietà, denota una scarsa sensibilità o una scelta ideologica ben precisa. Una considerazione a margine: la bontà e la condivisione dell’iniziativa da parte della cittadinanza è ben attestata dallo spesso cristallo che protegge la statua di Bonaparte, cristallo che, stranamente, non si è ritenuto di utilizzare per proteggere nessuna delle centinaia di statue della collezione Grimani, importantissime e di assoluto pregio, che sono esposte a poche decine di metri dal tiranno di marmo. Misteri museologici…

Fu lo stesso Napoleone a dare l’ordine di abbattere una chiesa sansoviniana per erigere l’ala che porta tuttora il suo nome, allo scopo di disporre di uno spazio pubblico adeguato al rango e, in particolare, di un salone da ballo imperiale. Che dire… in effetti, Venezia era talmente priva di saloni da ballo che averne uno in più giustificava l’abbattimento di un edificio storico.

Proseguiamo l’itinerario neoclassico che si dipana in una quindicina di stanze recuperate con indubbia cura e attenzione: lavori di Borsato, arredi neoclassici, un altro bel busto di Napoleone (sempre per la correttezza storica) e della consorte Maria Luisa; alcuni ritratti di imperatori austriaci e, finalmente, nella camera da letto di Sissi un bel paio di dipinti che ritraggono Francesco Giuseppe e, naturalmente, Elisabetta di Baviera. Nel complesso il lavoro pare fatto con professionalità e alcuni pezzi risultano addirittura esser stati parte dell’arredo originale… ma, nonostante la presenza a fine percorso di alcune statue del Canova, un dubbio si affaccia alla mente: è esattamente ciò che serve a Venezia? Il paragone con altri palazzi europei coevi appare impietoso e, forse, tanta professionalità era degna di miglior causa. E il peggio pare non essere ancora arrivato…

http://corrieredelveneto.corriere.it/veneto/notizie/cultura_e_tempolibero/2013/18-luglio-2013/risorgimento-museo-correr-2222217545089.shtml

http://guiotto-padova.blogautore.repubblica.it/tag/fogliata/

Forse qualcuno si dimentica che i milioni di visitatori di Venezia arrivano in laguna per la sua immagine e per i significati che l’hanno resa grande e famosa in tutto il mondo, non certo per le disgrazie che ha patito, dalle invasioni straniere al suo attuale disfacimento fisico e sociale.

Ma tornando a noi, superate le neoclassiche forche caudine e in attesa di trovarci magari con un’ampia, esaustiva, ineluttabile e ancor meno sensata esaltazione di Casa Savoia, possiamo ancora vedere alcune stanze che, mirabile dictu, costituiscono un itinerario dedicato alla storia e alla civiltà della Repubblica di Venezia. L’itinerario prevede la visita di alcune sale del precedente allestimento che anche in questo caso sono raggruppate per temi. Grazie a questa fortunata combinazione, i visitatori ancora per qualche tempo potranno addirittura venire a conoscenza dell’esistenza della Repubblica Veneta, una strana Entità governata da un Doge e con tanti bei magistrati in tinta unita porpora; che aveva addirittura una monetazione e delle navi, cosa se ne facesse dell’una e delle altre non è dato sapere, ma c’erano. E che dire del fatto che persino i Veneziani leggevano e avevano addirittura delle biblioteche? Almeno una, quella dei Teatini è conservata in un’apposita stanza, ma contiene solo vecchi libri polverosi e poco aggiornati chissà che non sia il caso di mandarla a fare compagnia in soffitta ai cimeli del Morosini…

Al di là degli scherzi, i materiali sono interessanti e la sola raccolta numismatica varrebbe un viaggio; ma prevale uno scarso coordinamento delle tematiche: attualmente sono disponibili molti supporti che aiutano a spiegare la storia in maniera più compiuta e, magari per i più giovani, più avvincente.

Alla fine, affiora un po’ di stanchezza e siamo ragionevolmente sicuri di avere una risposta alle nostre domande iniziali: nel corso della nostra visita ci siamo imbattuti in tre settori apparentemente disarticolati e, se volessimo metterci nei panni di un visitatore, potremmo facilmente immaginarne la reazione meravigliata, dal momento che è la stessa del mio amico; per di più, le nostre conoscenze globali su Venezia non sono particolarmente aumentate. Così, accantonata per motivi di tempo la visita all’archeologico, che conosciamo già piuttosto bene (e che comunque appartiene ad un’altra famiglia istituzionale) e rimandando un’ulteriore visita alla Quadreria, ci dirigiamo verso l’uscita affrontando un altro relitto dell’antico allestimento: alcune sale dove sono stati riuniti reperti relativi ai temi delle feste, delle arti e dei mestieri, dei giochi, riuniti in un simpatico assemblaggio che ricorda un souk arabo piuttosto che una mostra della Civiltà veneziana.

All’uscita, la pungente aria invernale entra nei polmoni e ci risveglia. La Piazza si estende di fronte a noi. Quella Piazza che noi tutti Veneziani amiamo ma che ormai disertiamo; ridotta a gigantesca area museale ormai praticamente priva di tutte le sue funzioni pubbliche e private, dove il Palazzo Ducale è stato trasformato in una gigantesca macchina da reddito (perdendo ruolo e, se vogliamo, anche dignità), dove la Cappella dogale diventata Basilica ha perso le sue peculiarità e anch’essa si affida agli introiti turistici per il proprio mantenimento, dove persino nelle Procuratie i fantasmi dei magistrati veneti sono stati sfrattati e gli spazi si stanno tramutando in infiniti gusci vuoti che potrebbero, prima o poi, diventare esclusivi appartamenti privati. In questa filosofia di trasformazione l’operazione di riallestimento del Correr si inserisce perfettamente e rafforza il presagio dell’ineluttabile fine della Città.

Spiace anche che i fondi offerti dai molti sponsor privati che hanno partecipato all’intervento siano confluiti in una simile impresa. Sulle politiche dei vari Comitati si pronunci chi ha maggiore competenza, ma possiamo concludere questa nota giocosa con una considerazione preoccupata: a Venezia non manca la possibilità di trovare i fondi necessari per realizzare idee e progetti. Venezia è disperatamente priva di una programmazione basata sui bisogni e sulle opportunità che le sono proprie. L’impegno delle recenti amministrazioni comunali si è concentrato sulla commercializzazione dell’immagine di Veniceland. Un problema? No perché? In fondo possiamo offrire un nuovo percorso ai milioni di ignari turisti che arrivano ogni anno: la visita degli appartamenti di Ken e Barbie!! Scusate, mi sono confuso, volevo dire della Principessa Sissi…

Francesco Ceselin

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